E’ il momento delle polizze. Non quelle di cui si parla a proposito del
sindaco di Roma. Piuttosto quelle che mettono al riparo dai rischi climatici.
L’Italia, in questi ultimi anni, sta affrontando forti aumenti di ondate di
calore, diminuzioni di piogge e di portata di fiumi, che hanno incrementato il
rischio di siccità, che porta il calo dei rendimenti dei raccolti, la perdita
della biodiversità e l’aumento del rischio d’incendi boschivi. Tutto ciò sta
conducendo l’Italia verso il rischio di una crisi economica portentosa. Inoltre
le rare piogge violente e improvvise e le forti escursioni termiche, hanno
aumentato il rischio di calamità naturali che portano a distruzioni e perdite.
I danni causati degli impatti dei cambiamenti climatici nelle zone
italiane stimati dalla European Environment Agency si aggirano sui 60 miliardi
tra il 1980 e il 2013 (qui un articolo sui danni nei vari paesi). Oggi certamente
saranno di più. Certo è che l’economia italiana si basa principalmente sul
turismo ambientale, gastronomico e storico-culturale e che qualunque danno
dovuto a catastrofi e calamità naturali risulta a carico dello Stato e spesso
dell’offerta volontaria del privato cittadino.
Ma veramente non si possono fare azioni per prevenire e tutelare la produzione,
le strutture e i cittadini?
Le preoccupazioni legate al riscaldamento globale sono fortemente radicate
nell’opinione pubblica di tutto il mondo, dice una ricerca recente di Axa–Ipsos: solamente il 10% degli
intervistati ritiene che i cambiamenti climatici non siano una minaccia per la
salute, Il 30% dice che hanno già avuto un impatto sul loro benessere, un
altro 34% pensa che ne sarà colptio a breve, 1 su 5 crede che abbiano già colpito
la sua salute.
In questo quadro, le assicurazioni hanno iniziato a valutare pacchetti
assicurativi. Ci si potrà fidare?
Per molti anni l’introduzione di uno schema assicurativo è stato
considerato dalla politica italiana come una nuova tassa, alimentando così
l’illusione che oggi esista una copertura “senza costi” in realtà, il costo
degli interventi pesa sulle tasse generali.
Quale potrebbe essere la soluzione?
Una partnership tra compagnie assicurative e lo Stato che potrebbe portare
ad un’assicurazione per tutti a costi minori, all’attuare misure di prevenzione
a seconda delle esigenze specifiche ad un costo ragionevole e
incentivare un cambiamento comportamentale positivo attraverso l’offerta di
prodotti assicurativi che incoraggino comportamenti più ecocompatibili
In Italia non esiste una legge nazionale sulle catastrofi, non esiste un
protocollo delle emergenze, è un paese che lavora nell’emergenza, che si
stringe nell’aiuto, ma quanto ancora potremo resistere?
“L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui non esiste una partnership tra
le compagnie assicurative e lo Stato” sostiene Frèdéric de Courtois del
gruppo assicurativo AXA, partner ufficiale di COP21, il quale
attraverso la AXA research Fund, iniziativa filantropica del gruppo, incoraggia
la ricerca per diffondere la comprensione e prevenzione dei rischi ambientali,
sociali ed economici. AXA ha fatto uno studio sulle sfide dei cambiamenti
climatici in Italia. Per la compagnia, sarebbe logico che lo Stato riduca
l’imposta sul premio assicurativo sugli immobili e incentivi la stipula, anche
permettendone la deduzione dalle tasse, così da consentire una maggiore
diffuzione della prevenzione.
Nel resto dei paesi europei questo processo è già avviato: in Svizzera ad
esempio l’Ufficio federale dell’agricoltura UFAG ha avviato un progetto pilota
di adattamento ai cambiamenti climatici che prevede una Assicurazione per la praticoltura,
attività primaria del paese.
Giulia Apicella, Giovanna D’Ugo, Riccardo
Vitali, Francesca Pierucci, Lorenzo Salvatori ( III C)

Nessun commento:
Posta un commento