Il calore della famiglia
Mi
ricordo che quando avevo quattro anni stavo in Colombia. Il giorno del primo
incontro con i miei genitori, una ragazza mi aveva fatto le treccine e mi aveva
fatto indossare i jeans e una maglietta gialla con un leoncino stampato
davanti. Quando mi sono trovata davanti ai miei futuri genitori, mi sono
nascosta dietro le gambe di un signore nostro accompagnatore, e piano piano
facevo capolino per cercare di vedere quei due volti per me sconosciuti .
Nei
loro visi ho visto subito tanta emozione, quella di due genitori molto
affettuosi. Io, che prima ero molto timida, mi sono fatta coraggio e sono
diventata più sicura, per cui ho fatto un mini passetto tenendo molto stretta
la mano di mia sorella. Loro, piangendo dall'emozione, ci sono venuti incontro
e ci hanno abbracciate. Quell'abbraccio per me resterà indimenticabile perché
ho sentito di nuovo il calore della famiglia, infatti io so che i miei genitori
naturali, nonostante mi avessero lasciata nell'istituto, mi hanno voluto bene.
Valentina
Rocchi Pellicciari (II E)
Il mio fantastico orto
Uno dei miei ricordi più
cari risale a quando avevo circa cinque anni ed io insieme a mio nonno e al mio
fratellino coltivavo l’orto nel terreno della mia casa.
Era un orto molto grande
dove c’erano quasi tutti i tipi di ortaggi e non potevano mai mancare i
peperoncini, erano la passione di mio nonno, ce ne stavano di tutti i tipi.
Questo era un orto speciale e anche se non c’era tutto, per me era fantastico.
Mi ricordo che ogni
giorno mio nonno veniva verso le quattro e mezza e se ne andava alle sette; mi
sporcavo tutta poiché mio nonno mi faceva annaffiare e io mettevo troppa acqua
e alla fine si era creato un fosso dove cadevo ogni volta.
Poi quando eravamo stanchi
ci mettevamo seduti intorno a un piccolo tavolino fatto di legno su cui appoggiavamo tutte le bottiglie d’acqua.
Questo orto era proprio
speciale perché l’avevamo fatto noi, ed ogni volta portavamo anche un mazzo di
insalata a mia nonna.
Poi, dopo qualche tempo,
mio nonno ebbe una malattia e quindi nessuno poté continuare a coltivarlo, così
piano piano l’orto si seccò, anche se noi cercavamo di prendercene cura solamente la mano di mio nonno avrebbe potuto
far rifiorire tutto.
Dopo qualche tempo mio
nonno morì, e tutto si seccò, però ho sempre nella mia mente l’orto bellissimo
che facevamo tutti e tre insieme….anche se ora non c’è più.
Giulia
Laganà II H
I miei nonni
Io
tutti gli anni, in occasione della festa dei nonni, andavo a mangiare con i
miei. Stavamo insieme felicemente, eravamo superlegati, ma da quando si sono
"licenziati" non riesco più ad uscire di casa perché mi sento
smarrito, penso che una parte di me sia andata con loro. Quando faccio le cose
giuste so che mi guardano e sono felici. In quel giorno fantastico andavo nella
loro vigna, mi coccolavano come se fossi un chicco d'uva dorato e sapevano che,
se veniva curato, ne sarebbe uscito un buon succo. Mi ricordo di quel giorno
perché mi sentivo amato e, più degli altri giorni, nipote.
Lorenzo
Zitelli (2E)
Ricordi
Quando ero piccolina
adoravo andare a casa dai nonni. Quella casetta aveva sempre un buonissimo
odore di crostata, nonna la faceva ogni settimana e me ne lasciava sempre un
pezzo da portare a casa. Lì ho vissuto la maggior parte dei miei ricordi
infantili, come quando nonno faceva entrare i gattini in casa, anche se nonna
non voleva, e per non farla arrabbiare ci nascondevamo nell’armadio per giocare
con i cuccioli! Oppure quando d’estate io e nonna sbucciavamo i pisellini e a
me dava sempre i più teneri o quella volta in cui nonno al risveglio ci ha
fatto trovare un castello gonfiabile in giardino e io mi sono sentita una
principessa. Mi ricordo bene il compleanno di nonna: poco prima di spegnare le
candeline mi mise della panna sul naso, mi disse che non le avrebbe spente
finché io non l’avessi mangiata e io, per non farla aspettare, lo feci in meno
di 5 secondi! Tra questi ricordi ce ne è uno più importante di tutti, il giorno
del trasloco. Questo ricordo porta sempre un po’ di malinconia e tristezza con
sé: in casa erano rimasti pochi mobili, tra i quali il letto di nonna su cui
lei stava riposando. Io andai in salotto e mi misi a ballare come una ballerina
di danza classica, facevo piano piano perché i miei passi rimbombavano e non volevo
svegliare nonna…
Forse non ero consapevole di dover
abbandonare per sempre un pezzo del mio cuore…
Aurora D'Ascenzi II H
Natale in famiglia
Durante la mia infanzia il giorno
di Natale era veramente speciale perchè mio padre e tutta la mia famiglia erano
presenti e anche mio nonno, che ora non sta più com me, però mi manca
tantissimo. L’ultima frase che gli ho detto è stata: “Ti amo, ci vediamo quando
tornerò!”, poi sono andata ad abitare in
Italia.
Il Natale era speciale perché
passavo più tempo con la mia famiglia e con mio padre, che si chiama Paulo. Io
non lo vedo sempre perché lavora tantissimo, e da quando sto in Italia mi manca
tanto!
Io ora vorrei tornare per
rivivere quel momento speciale, però non sarebbe più come prima perché mio
nonno no c’è più, ma si trova nel nostro cuore!
Adesso sento molta nostalgia e
vorrei rivivere la mia infanzia, perchè era tutto più semplice, felice e
tranquillo. In un giorno di Natale ho vissuto anche una grande delusione: il
regalo di Babbo Natale non era quello che io speravo, perchè non avevo ricevuto
il vestito da principessa che desideravo! Dopo aver sentito un rumore, sono
andata a vedere e ho scoperto che mio padre era Babbo Natale! Alla fine di
questa storia, ho chiesto a mio padre:” Dov’è Il mio vestito?”
Milena Alves de Souza Oliveira (II E)
Un ricordo della mia infanzia
Ricordo che durante la
mia infanzia, ad un certo punto, avevo trovato difficoltà nel parlare cioè
balbettavo, ma il motivo ancora oggi non è molto chiaro. Forse poteva essere
dovuto a un forte dispiacere, ad esempio la malattia improvvisa di mio nonno
con cui giocavo molto e in seguito la sua morte o quando mia mamma mi lasciava
alla scuola materna e io mi disperavo sempre, ma del resto doveva andare al
lavoro. A causa di questo problema io ero molto chiusa e evitavo di parlare
perché mi vergognavo. Però sentivo tanto affetto e amore intorno a me da parte
dei miei genitori che mi consolavano e mi incoraggiavano. Ricordo anche che
quando stavo insieme ai miei cugini e parlavo, loro mi guardavano un po’ strano
e io in quei momenti mi sentivo diversa.
Io, ricordando tutto questo, provo molta tristezza perché comunque non riuscivo
a parlare bene, ma nello stesso momento rivivo anche l'affetto di tutta la mia
famiglia che mi ha sempre sostenuta.
Cerroni
Martina (II H)
Sogno,
realtà o fantasia?
Un incontro
sovrannaturale
Tanto
tempo fa quando avevo solo 6 anni nel campeggio dei miei nonni ebbi un incontro
sovrannaturale con un fantasma.
La
mattina di quel giorno iniziò normalmente, feci colazione e andai a farmi il
bagno con i miei amici.
Nel
campeggio c’era una pizzeria abbandonata con accanto una casetta inquietante.
Quella
sera mentre giocavo a nascondino con i miei amici, buttai l’occhio sulla
casetta e notai che la porta si apriva e si chiudeva da sola e scappai via.
La
sera dopo vidi la porta chiusa ma sentii dei rumori molto strani provenire
dalla stessa e mi accorsi che dalla finestrella usciva del fumo, mi nascosi per
vedere meglio ma quando mi avvicinai alla casetta il fumo smise di uscire dalla
finestrella ed io mi sentii tirare la maglia, ma dietro di me non c’era
nessuno.
La
mattina dopo ero stanchissimo,non avevo dormito per niente per la paura che
avevo avuto. La sera mi avvicinai di nuovo alla casa e vidi un uomo molto alto
,con un vestito molto elegante, avevo molte paura e mi nascosi dietro un
cespuglio per osservarlo, ma un mio amico mi vide e mi chiamò, mi girai per
dirgli di non urlare e quando mi voltai di nuovo, dell’uomo nessuna traccia.
Il cuore mi batteva fortissimo ma ero troppo curioso, mi avvicinai alla
casetta e appena aprii la porta, una fumata bianca si scagliò contro di me e mi
fece cadere a terra….da allora non mi avvicinai più a quella
casa, ogni volta che la guardo mi sento osservato.
Flavio Vari II H


