PENSIERI...
- Il giorno della Memoria è per non dimenticare, per riflettere, per ricordare che apparteniamo tutti alla stessa razza umana. Diletta P.
- I prigionieri dei campi erano uomini, non macchine da lavoro da usare fino all’estremo. Alessandro M.
- Ricordare per non dimenticare; non dimenticare per far sì che non accada più. Giovanna D. Aaron M.
- Ancora oggi assistiamo a barbarie: insegnare alle nuove generazioni il valore del rispetto per le diversità. Marianna D.
- Ricordare, preoccuparci che non accada più; in troppi luoghi, ogni giorno, troppi morti, vittime dell’odio. Nicole T.
- Il ricordo di quell’orrore che non si dovrà ripetere mai, eppure anche oggi “la bestia umana” è ancora assetata di sangue. Flaminia D.
- E’ giusto ricordare, non si può nascondere la faccia sotto la sabbia dell’indifferenza. Francesca P.
- La memoria deve essere vissuta tutto l’anno. Lucia L.
- Gli uomini dovrebbero aiutarsi e non uccidere in nome della “diversità”; dobbiamo impegnarci per fare “qualcosa”. Giorgia. C.
- Quando la cultura, il pensiero, il rispetto tacciono l’ignoranza e la violenza regnano. Federica R.
- L’odio contro persone innocenti da parte di chi non sa pensare… Marco B.
- Ho capito che se qualcuno si fosse fatto venire dei dubbi, avesse pensato, forse Hitler nel 1933 non avrebbe avuto tutti quei voti. Ricordando si spera nel futuro. Giulia A.
- Auschwitz di F. Guccini: per quel bambino che è nel vento dobbiamo voler bene anche al bambino che è, oggi, dall’altra parte del mondo, senza diritti; solo così si può costruire la Pace. Francesca F.
- Dopo tanta bestialità il vero problema è che l’uomo non ha ancora imparato a rispettare gli altri uomini: continuano le guerre, la sofferenza, la violenza. Occorrono istruzione e cultura, rispetto dei diritti. Domenico S.
- Dobbiamo essere costruttori di pace, dobbiamo conoscere il passato per finirla con i pregiudizi, le discriminazioni, le guerre. Erin C.
- Auschwitz è tutte le volte che discriminiamo, è quando si dimentica che non esistono razze diverse, è quando dimentichiamo che la cultura può battere l’ignoranza della violenza. Virginia B.
Un minuto di silenzio
a scuola:
- Il ticchettio dell’orologio nel silenzio, esso scandiva in quel momento la vita di ogni vittima. Michele G.
- Sembrava che il tempo stesse rallentando: volevo, dovevo sapere e capire la gravità della cosa, accaduta nella “civile e colta” Europa. Valerio R.
- E’ stato solo un minuto ma l’ho vissuto come se fosse stato un’ora. Alessandro L.
- Ho provato tristezza e rabbia. Federico C. Ilaria V. Leonardo T. Noemi E. Riccardo V.
- E’ stato un momento molto triste: si deve ricordare per costruire un altro futuro. Emma F.
- La lancetta dell’orologio si fa sentire, ci guardiamo le mani, chiedendoci come sia stato possibile; gli ultimi secondi passano e promettiamo che con quelle mani ripareremo i danni commessi, costruiremo un futuro migliore. Lorenzo S.

