
6 marzo 2017 – 133
paesi su 194 firmatari nel dicembre 2015 si sono
formalmente presi l’impegno di fronte al mondo di fare qualcosa di
concreto per la minaccia dei cambiamenti climatici ratificando l’Accordo di
Parigi. Il numero è in lento ma costante aumento. Ultime ratifiche, nel
2017, quelle di Afganistan, Azerbaijan, Cambogia, Ciad, Cile, Cipro,
Guatemala, Lesotho, Lituania, Mauritania, Spagna e Tunisia. L’Unione Europa,
che ha ratificato l’Accordo il 5 ottobre scorso, ha ancora Stati che al loro
interno non hanno ratificato, come il Belgio, l’Olanda, la Romania, mentre
Germania, Austria, Francia, Portogallo hanno ratificato lo stesso giorno
dell’Europa e qualche giorno dopo hanno fatto altrettanto Svezia, Grecia,
Italia. Primi arrivati, nell’aprile del 2016, Barbados, Belize, Fiji,
Grenada, Guyana, Palau, Saint Kitts and Nevis, Santa Lucia, Samoa, Somalia,
Palestina, Tavalu. Gli Stati Uniti hanno dato l’ok il 3 settembre, lo stesso
giorno della Cina. L’India, il 2 pttobre, il Brasile il 21 settembre. Invece la
federazione russa ancora no. La Gran Bretagna ha ratificato il 18
novembre, e anche gli Emirati Arabi lo hanno fatto, persino prima, il 21
settembre.
Con l’accordo di Parigi, 194 Stati del mondo
hanno segnato l’inizio di un cambiamento, approvando l’obbiettivo di contenere
il riscaldamento globale entro 2° C rispetto ai livelli preindustriali, meglio
se un grado e mezzo. L’accordo è entrato il trentesimo giorno successivo al
momento in cui almeno 55 paesi, che insieme compongano il 55% delle emissioni
totali dei gas serra, lo abbiano ratificato, accettato e approvato: questo è
accaduto il 4 novembre 2016, due giorni prima dell’inizio della COP22 a
Marrakech.
Se a Parigi, per COP21, l’obiettivo era trovare un intesa
globale sul “cosa” fare, a Marrakech si è cominciato a parlare del “come” . I
paesi che hanno partecipato dovranno prendersi la responsabilità di impegni
concreti, dovranno cambiare realmente i modi di produzione, sfruttando
l’energia in modo più pulito, aumentando il prezzo del petrolio… Il
mondo ad esempio, potrà condividere le nuove tecnologie che non consumano
materiali inquinanti, con l’aiuto dell’Alleanza Mondiale delle tecnologie
pulite: Bernard Piccard, fondatore presidente del Solar Impulse,
mette a disposizione la sua tecnologia in rete; dopo 40mila
chilometri di volo non-stop intorno al mondo con un aereo alimentato solo da
energia solare e quindi a zero consumo e zero emissioni, è certamente
accreditato come ottimo “intercettatore” delle migliori tecnologie sul
pianeta.
Ad oggi 133 paesi hanno ratificato l’Accordo di Parigi. Ma cosa si sta
realmente facendo?
La situazione sembra molto preoccupante. La Cop22 è stata la
prima reale occasione per gli Stati di iniziare i lavori che renderanno più
ambiziosa la struttura del Paris Agreement, ma ancora è presto per vederne gli
effetti. Bisogna certamente rivedere gli impegni per ridurre
emissioni inquinanti. Questo è decisivo perché “non
abbiamo un altro pianeta, non c’è un piano B“, come ha ricordato Ban
Ki-Moon.
Valerio Ricottini, Michele Ghisa, Alessandro Leotta e Domenico Sabatini (III C)