Scrittura creativa


IH

 18/02/2018



LA TUA SCUOLA SI TRASFORMA IN UNA FORESTA IMPENETRABILE O IN UN’ ALTA MONTAGNA, O IN UN COMPLICATO LABIRINTO, INSOMMA IN UN LUOGO TIPICO DEL RACCONTO DI AVVENTURA. RACCONTA INSERENDOTI COME PROTAGONISTA.

Per me è una giornata normalissima, mi sono svegliata, ho fatto colazione, mi sono preparata e sono andata a scuola.
Il problema è che entrando a scuola ho trovato una marea di alberi, fitti fitti, e non c’era nemmeno un raggio di sole.
Continuo a non capire, che cosa è successo? Chi ha messo qui tutti questi alberi?
La risposta non me la so proprio dare, e così decido, anche se riluttante, di indagare. Appena mi sto per infilare tra un albero e l’altro mi tocca posare lo zaino.
Torno tra gli alberi, non vedo quasi nulla, è tutto completamente buio e silenzioso, poi però vedo a terra una scarpa e accanto un cellulare, guardo la cover e la riconosco, è il telefono di Arianna!
La chiamo urlando, ma niente, la mia amica non risponde, esamino meglio il terreno intorno a dove ho trovato la scarpa e trovo delle impronte e dei segni di trascinamento.
Prendo il telefono, mi faccio luce cerando di seguire questi segni.
Cammino forse per due ore, sentendo ogni tanto dei rumori strani, ma non ho paura sono determinata a trovare la mia amica.
Dopo poco trovo un gabbia, con all’ interno Arianna!
Mi avvicino e cerco di tirarla fuori e freneticamente parlo:
“Ma come ci sei finita qui dentro?” chiedo io.
“Mi hanno rinchiusa”
“Chi?”
“Dei bidelli”
“Dei bidelli?” chiedo sorpresa.
“Si, sono entrata e ho trovato gli alberi, e dei bidelli mi hanno bloccata. Mi hanno chiesto un permesso, io ho detto che non lo avevo e loro mi hanno rinchiusa qui.”
“OK, puoi uscire, dobbiamo andare a chiamare la…”
“Chiamare chi?” disse un bidello.
Arrivarono tutti gli altri bidelli così io e Arianna cominciammo a tirare bastoni ai bidelli, anche se loro cercavano di sedarci con delle caramelle, noi continuammo a tiragli bastoni fino a quando non furono tutti sconfitti.
Abbiamo poi salito le scale di corsa e siamo arrivate nella nostra aula e abbiamo trovato la professoressa Di Capua che stava spiegando, ma quando ci ha viste ha chiamato due collaboratori scolastici che ci hanno portate nel seminterrato e chiuse lì.
“Dobbiamo trovare il modo di uscire.” Ha detto Arianna.
“Si, e come?” Ho detto io con tono sarcastico.
“Ci deve essere un modo”
“Vedi un piede di porco che ci permetta di aprire la porta chiusa a chiave?”
“No”
“Ah, no aspetta! Guarda, lì c’è una corda, e se la leghiamo a una sedia… BLA BLA BLA… BLA BLA BLA…” E ho fatto tutto un discorso di fisica di cui non credo Arianna abbia capito qualcosa- “… Riusciamo ad aprire la porta!” Ho concluso io.
“Va bene ma lavora tu che io non ho capito niente”.
Così ci siamo messe a costruire un piccolo marchingegno che ha aperto la porta.
Siamo uscite, e riutilizzando la corda di prima, ci siamo arrampicate fino ai rami degli alberi, dove abbiamo trovato delle liane e le abbiamo usate per uscire dalla scuola, ma quando siamo riuscite ad arrivare al cancello due bidelli ci sbarrano la strada: “Dovete fare il permesso” urla uno di loro.
Allora ho preso un pezzo di carta dove ho scritto che io e Arianna eravamo entrate tardi, e lui ci ha accompagnate nella nostra aula. Che avventura!

Martina Carmignani






IL LABIRINTO DELLO STUDIO

In una normale giornata, io, che stavo andando nella mia normalissima scuola, una volta arrivato alla porta d' ingresso della mia classe, vidi che il pavimento si alzò a scatto e mi fece volare in aria, e mentre stavo cadendo, la mia scuola si stava trasformando in un labirinto che sembrava non finire mai. Caddi in un laghetto d'acqua e raggiunsi la riva. Pensai: - Ma che diamine è successo?!-
Vidi un ragazzo.
Sembrava felice.
Correva verso di me.
Codesto disse: - Oh! Grazie al cielo! Finalmente vedo qualcuno! Chi sei!? Come ti chiami !? - Io risposi: - Ciao sono Matteo, piacere! -.
Lui aggiunse: -Io mi chiamo Gianni, il piacere è mio-
Domandai: - Ma perchè la scuola si è trasformata in un labirinto? -
- Bè oggi è la giornata dell'avventura, non lo sapevi? Per arrivare alla fine dobbiamo rispondere alle domande scritte sui libri, che troveremo sul nostro cammino. Vieni li c' è il primo! - Disse lui.
Presi il primo libro sul quale era scritto: “Per superare queste altissime siepi e raggiungere il secondo libro, dovrete rispondere a queste tre domande. Numero uno: Che cos’è una descrizione?”
Io risposi: -E' un racconto dell'aspetto fisico e psicologico di una persona! -
Le siepi si abbassarono un po'.
“Domanda numero due! Quanto si deve giocare ai videogiochi, senza che facciano male alla salute?”
 -Bè, come me cinque ore al giorno! - Disse Gianni, che venne inzuppato d' acqua. -Va bene forse ho esagerato troppo, minimo un'ora al giorno. –
Le siepi si abbassarono quasi del tutto.
“Domanda numero tre! Perchè andate a scuola?” 
Risposi - Per prepararci alla vita da adulti!
Le siepi si abbassarono del tutto, lasciandoci libero il passaggio.
Arrivammo al libro di matematica, sulle quali pagine c'era scritto: “Per arrivare all' ultimo libro, dovrete rispondere a queste tre domande! Numero uno: A che cosa servono le proprietà della matematica?”
Esclamai: -A facilitarsi i calcoli! -
Le siepi cominciarono ad abbassarsi.
“Seconda domanda: Qual è la radice quadrata di nove?”
Gianni rispose urlando: -Lo so! Lo so! Tre! –
Le siepi si abbassarono quasi del tutto.
“Terza domanda: Uno più uno?”
 Io dissi: -Due-
Le siepi si abbassarono del tutto, aprendoci la strada al terzo ed ultimo libro, sul quale era scritto: Per vincere, dovrete rispondere a questa domanda: Qual è la parola detta “magica” che serve per chiedere le cose cortesemente?
Risposi - Per favore! -
Finita la frase io e Gianni, ci ritrovammo seduti sui nostri banchi. La professoressa ci disse: -Bravi avete vinto! Il vostro premio è: NIENTE COMPITI PER UNA SETTIMANA! –
 Esultai e aggiunsi: - Bè una giornata noiosissima si è trasformata in una giornata divertentissima!-

Kainblinger Matteo


CHE AVVENTURA!


Quel giorno un bambino di nome Simone si stava preparando per andare a scuola. Un giorno come tanti. Il bambino salì le scale e entrò in classe. Appena si sedette vide i muri diventare verdi come l’erba e il pavimento marrone come terra e si formarono tante piccole stradine.
-Oh no! Un labirinto! - esclamò Simone – Devo farmi coraggio!
Così Simone entrò nel labirinto e trovò una porta di legno.
Simone pensò: - Devo prendere due bastoncini di legno, strofinarli tra loro finchè non uscirà una bella fiammella. Appena li trovò Simone cominciò a strofinarli e quando vide la fiammella lanciò i bastoncini infuocati vicino alla porta … dopo pochi minuti la porta si aprì ma scoppiò un incendio. Simone cercò l’estintore, appena vide il lancia-schiuma lo prese e cominciò a spruzzare sul grosso incendio. Quando si spense il ragazzo varcò la porta e si trovò di fronte un gruppo di tarantole. Simone cominciò a schiacciare i ragni, ma si accorse che erano troppi … almeno una migliaia! Ad un certo punto scese dal soffitto una liana, così Simone si aggrappò e superò l’ostacolo, ma quando saltò dalla liana, cadde e sentì una cosa appuntita che gli infilzò il sederino. Simone si alzò dolorante e vide che c’era una chiave. Il ragazzo andò avanti e intravide una porta d’oro, aprì lo zainetto e prese la chiave. Guarda caso era proprio del colore della porta. Simone la infilò nella serratura, la girò e tornò tutto come prima … tutti ai propri banchi … con la prof.  Di Capua che disse: - Buongiorno ragazzi! Iniziamo la lezione? -

Simone Stellani




MIA MADRE
Mia madre non è molto alta, ha gli occhi marroni ed uno sguardo profondo, ha i capelli castani e non è molto snella ma neanche cicciottella, è di corporatura giusta!
Lei è una persona molto sentimentale, a volte nasconde i suoi dolori, o cerca di esternarli il minimo possibile per non farci preoccupare.Non ama tanto l' utilizzo delle mani , anzi non lo sopporta proprio. Il suo colore preferito è il bianco,lo so sembrerà strano ma è così, perchè dice che sta bene con tutti i colori.
Ama molto i cani, ma non le piacciono molto quelli che sbavano. Non gli piace vestirsi troppo eccessivamente, preferisce essere più sobria.
Come ognuno di noi ha dei difetti.
A volte è troppo premurosa, ma lo fa solo per il bene mio e di mio fratello. Molto spesso si arrabbia facilmente diventando un pò fastidiosa, poi è troppo ordinata, non so se sia un vero e proprio difetto, ma non accetta il disordine.
Tra me e lei non c' è molta intesa , ma ci capiamo. Spesso esagero, ad esempio quando lei è stanca ed io le chiedo di portarmi di qua e di là, insomma il nostro rapporto ha alti e bassi.
Quando ho dei problemi ne parlo con lei, allora li diventa fantastica, soprattutto per i discorsi che mi fa, mi da lezioni di vita che mi ricorderò per sempre.
Quando era ragazza, sua mamma, quindi mia nonna, non c' era mai perchè lavorava al ristorante, attualmente di proprieta dei miei genitori, con mio nonno e quindi mia madre si ritrovava a casa da sola.
Puliva, stirava, lavava e cucinava e quando mia nonna tornava a casa, si metteva a cucire per guadagnare qualche soldo in più e mia madre era costretta a studiare con il rumore della macchina da cucire; anche se lei dice che è stato un pregio, poichè così si concentrava di più.
Mia madre aveva le fondamenta e ci ha costruito un grattacielo, ha fatto di me e di mio fratello quello che siamo oggi, ovviamente anche con l'aiuto di mio padre, e loro insieme faranno di noi gli uomini che saremo domani! 
Morelli Valerio

IIE

 07/03/2017 


Se gli oggetti potessero parlare, cosa ci racconterebbero della loro vita?
Diamo spazio alla fantasia e proviamo a immaginarlo con gli alunni della II E

AUTOBIOGRAFIA DI UN LETTO

Io non ho un nome vero e proprio, sono un letto come tutti.
Sono stato costruito in una fabbrica e dopo sono stato portato in un negozio, che mi avrebbe fatto incontrare il mio destino, con chi e dove avrei dovuto vivere.
Prima di essere comprato , molte persone mi hanno provato.
Si sono sedute su di me, alcune si sono addirittura sdraiate su di me!
Un giorno, ancora me lo ricordo, sette anni fa, una bimba piccola di nome Giorgia e davvero carina mi ha scelto.
Beh, modestamente sono un bel letto, sono tutto rosso, con la scritta "Giorgia" in verde sulla mia spalliera e questo vuol dire che sono suo, a meno che non mi trovi un'altra Giorgia!
Diciamo che Giorgia mi tratta bene, io la notte la riscaldo e lei la mattina mi risistema, ma soltanto il weekend!
Io penso di essere il suo migliore amico, perché la consolo quando piange o quando è arrabbiata; quando parla da sola o quando è triste, io la ascolto sempre attentamente come fanno gli amici, ma purtroppo non posso darle consigli.
Io divido la stanza con il letto del fratello di Giorgia.
E' simile a me, tutto verde e con la scritta "Riccardo" sulla sua spalliera.
Quando Giorgia e Riccardo sono a scuola chiacchiero con il mio compagno di stanza ed è abbastanza simpatico.
Certo, quel letto non è trattato benissimo come me, perché il padrone, cioè il fratello di Giorgia, non è delicato come lei, infatti ci si tuffa sopra e quindi quel povero letto fa un rumore strano come se si stesse lamentando.
Mi sento orgoglioso del lavoro che faccio ogni notte, conosco molto bene la casa e quelli che ci vivono dentro, ma ancora non mi spiego una cosa.
Non capisco perché ogni weekend Riccardo e Giorgia non ci sono.
Forse ci tradiranno con altri letti? Forse non vado bene perché sono troppo vecchio e piccolo?
Non lo so, questo Giorgia ancora me lo deve spiegare...

Giorgia Mercuri



AUTOBIOGRAFIA DI UN’AUTOMOBILE

La Bibi! Sono io, l’automobile più fashion di tutte. Sono una mini rossa con i cerchioni neri. La fabbrica dove sono stata costruita si trova vicino a una grande città piena di smog. La mia prima corsa è stata su una strada enorme con otto corsie, quattro da un lato e quattro dall’altro. Qualcosa però non mi quadra: se c’è un traffico molto intenso, perché l’ultima corsia a destra con è transitata da nessuno ma solo da alcune automobili tutte uguali che suonano una musica insistente e hanno una luce blu? Saranno quelli che vanno al mare a vendere il gelato?
“Mamma mia, finalmente siamo arrivati tutti interi!” disse l’autista. Se potessi gli risponderei:” E ti credo, stai su un’auto fantastica!” Il mio padrone mi abbandona per qualche minuto, ma poco dopo ritorna insieme ad altre tre persone e con molte borse. Salgono facendo molta confusione e ripartiamo. Arriviamo in un luogo mai visto prima: un’abitazione grande con molto terreno e tanti esseri a quattro zampe. Durante il viaggio ho notato che dei camion mi seguivano e non ne capivo il motivo. L’ho capito solo quando la moglie dell’autista disse: ”Manca poco, stiamo per arrivare nella nostra nuova casa, lontano dal caos della città!”.
La nuova abitazione si trova in campagna, vicino ad un bosco con la strada che porta in un piccolo paese. Per mia disgrazia, qualche giorno dopo, la moglie del mio padrone ha avuto la pessima idea di guidarmi. Mi ha condotto addosso ad un albero che mi è caduto sopra e ha ammaccato la mia carrozzeria tutta nuova. Per alcuni giorni diversi operai mi hanno coccolato e mi hanno fatto tornare al vecchio splendore. Il padrone e la sua signora ora mi guidano con più delicatezza e attenzione.

Sara Compagnucci


AUTOBIOGRAFIA DI UNA PAGNOTTA

Ciao, sono una pagnotta di pane e sono nata in un luogo che gli umani chiamano Panificio. A Frascati ce ne sono tanti, ma il mio si trova in Via Pietraporzia ed è molto frequentato dalla gente.
Tutte le volte che sento la porta del negozio aprirsi, spero che qualcuno scelga me piuttosto che le mie sorelle. La mia forma è tondeggiante, cicciottella e piccola e dà origine al mio nome. Rimango ore ed ore ad aspettare…
Ad un certo punto è entra una ragazza di nome Antonella, bassissima e goffa, dall’aspetto buffo che ha scelto proprio me perché ero ancora calda e il mio profumo l’aveva colpita. Sono stata orgogliosa di me stessa!
Giunti a casa, la ragazzi mi ha deposto in un cestino dove ho incontrato i miei cugini panini, molto scortesi e antipatici nei miei confronti. Quando mi giravo per guardarli vedevo che erano sempre di meno e non riuscivo a capire perché, ma trovavo conforto nelle risate e nelle parole che le persone sedute a tavola si scambiavano e … improvvisamente ho raggiunto il senso del mio esistere: diventare occasione per far incontrare le persone.

Federica Messina




IIE

 10/01/2017 


IO E SKAR PER LA SALVEZZA

Come tutti i giorni uscii di casa tranquillamente, ma sentivo un caldo tremendo, aprii la porta, l'erba era secca, il sole picchiava, gli alberi erano senza foglie. Iniziai ad incamminarmi per esplorare il paesaggio, per capire cosa stesse succedendo. Abbastanza lontano da casa, tra gli alberi spogli, vidi un leone, rimasi immobile, lui si avvicinò, io ero molto impaurita, avevo il cuore in gola, l'animale fece un giro intorno a me. Iniziò a parlarmi:“Che fai qui?, vai a casa!”, ero impaurita ma ripresi fiato, ero ancora immobile, ma mossi la bocca, ed anche se non avrei voluto, uscì una frase dalla   bocca: “Cosa è successo?”
“È stato Sebastian!” disse il leone.
“Sebastian!?” risposi
 “Si è stato lui!”.
“Che ha fatto?” chiesi. “Ha trasformato il tuo regno nel suo, la Savana”.
“Come ha fatto?” Nel frattempo mi ripresi, ma ero ancora perplessa.
“E' un leone dai poteri magici” rispose,
“Come ti chiami?” chiesi,
“Io Skar, tu?”, “Greta”.
“Devo riportare tutto il regno alla normalità altrimenti nessuno del villaggio sopravvivrà!”
“Ti aiuterò io” disse lui.
“Grazie” risposi “Qual è la prossima mossa?”
“Trovare Sebastian”
“Dove possiamo trovarlo?” chiesi “Io penso che sia nella grotta più grande della Savana, laggiù dove si intravedono le montagne”.
“D'accordo, andiamo”.
“Sali!” mi disse.
Salii sulla groppa, era molto grande, non avevo idea che un leone fosse così anche perché nel mio paese non c'era uno zoo e quindi non avevo mai visto un leone.
Skar andava velocissimo, io mi reggevo alla sua criniera folta, vidi tutta la Savana, il colore dominante era il giallo, c'erano tantissimi animali: elefanti, giraffe, zebre, gazzelle, molte varietà di uccelli, erano bellissimi, ma dopo mi resi conto che Skar stava male, stava rallentando, scesi dalla groppa e gli chiesi cosa avesse.
Lui mi rispose:“Ho paura, mi manca la mia famiglia”.
“Perché, non è qui  con te?”
“No, Sebastian per portarci in questo regno ha diviso il territorio dove vivevamo, ed io in quel momento ero a caccia, alla ricerca di cibo, si sentì un fortissimo terremoto, io ero molto impaurito, quindi decisi di tornare a casa, ma correndo mi resi conto che non a più di cinquecento metri c'era un burrone, lì mi fermai, incredulo, impaurito, ad un certo punto sentii un freddo gelido, il che era strano nella Savana, aprii gli occhi e mi ritrovai qui”.
“Mi dispiace” dissi.
“Tranquilla”.
“Stai meglio?” chiesi.
“Sì grazie, ripartiamo”.
Dopo un po' arrivammo in cima ad una montagna e si vedeva una caverna grandissima.
Skar si abbassò, io scesi, fece un cenno come per inchinarsi, scrollò la testa, si tolse una collana che aveva come ciondolo un orologio, mi fece cenno di prenderla, quindi me la misi al collo ed entrammo nella caverna.
“ A cosa serve il ciondolo?” chiesi.
“Questo ciondolo rappresenta il tempo che rimane per combattere Sebastian, altrimenti tutto rimarrà com'è”.
Entrati nella caverna, in lontananza si vedeva un leone grandissimo, probabilmente era lui Sebastian.
Chiese : “Chi siete, cosa volete?”
“A noi non va bene questo mondo!” disse Skar.
“A me non interessa quello che a voi non sta bene!” rispose.
Skar alzò la sua zampa possente che in qualche modo accecò Sebastian, quindi gli chiesi come avesse fatto, lui mi rispose “L'orologio  mi ha dato i poteri, adesso anche tu li hai, usali!”
Alzai il braccio verso il leone e aprii la mano. Il leone cadde a terra, ma non si arrese, si alzò, ma prima che me ne accorgessi ero sul dorso di Skar il quale mi disse “Metti le mani sulla mia criniera e pensa a quale desiderio vorresti che si avverasse!”.
Dalla criniera uscì una luce viola che fece cadere il nemico, sconfiggendolo.
Uscimmo dalla grotta e lui mi disse: “Vedi, adesso tutto il tuo mondo è tornato com'era, ed io presto tornerò dalla mia famiglia, quindi non ci rivedremo più”. Io avevo le lacrime agli occhi, mi tolsi la collana, ma lui mi disse di tenerla.
Skar ripartì correndo, io tenevo ancora stretta la sua criniera, sentivo il vento tra i capelli, Skar si fermò, scesi e gli dissi:“Non ti scorderò mai” e lui rispose:“ Neanche io”, lo abbracciai e improvvisamente nel mio abbraccio scomparve
Ritornai a casa, aprii le finestre e vidi il bellissimo paesaggio che mi circondava, era tutto verde, con alberi, le montagne innevate, ero davvero felice e nel mio cuore ringraziavo Skar.

GRETA ORSINI  





“SALVA ONALIM!”

In un giorno di estate, io insieme alla mia famiglia mi stavo recando per una vacanza in una casa in montagna. “Che emozione, non vedo l’ora!”, dicevo mentre guardavo l’orologio.
Era già sera quando arrivammo. L’aspetto allegro e luminoso di quella casa ancora oggi riesco a ricordarlo. Entrato dentro la casa sono stato travolto da una ondata di odori, mischiati al profumo compatto del legno e all’odore dolce della cera. La mia camera era piccola ma graziosa, avevo tutto ciò di cui avevo bisogno.
Erano le 9:00 di sera ed era il momento di mettersi sotto le coperte, così feci. Trasportato da un sonno profondo sognai qualcosa di ambiguo: sentivo una voce che diceva: “ Salva Onalim”. Tutto di un colpo mi svegliai, tutto era finito ma non ero nel mio caldo letto, ero in un bosco vicino ad un paese. Ero confuso, frastornato e molto spaventato; non sapevo che cosa fare ma l’unico punto, l’unica meta sicura era il paese. Non fu una lunga camminata e così arrivai lì dopo un quarto d’ora: avevo ancora il mio orologio.
L’accoglienza nel villaggio non fu meravigliosa: le case erano disabitate e vuote, prive di persone. Entrai dentro una locanda e vi trovai un vecchio decrepito che a stento camminava: ”Chi sei tu?”, mi disse con voce minacciosa. Io balbettando dalla paura risposi: “Mi chiamo Leonardo e non riesco a capire, prima ero nel mio letto e adesso sono qui, mi aiuti per favore!”. Deliravo e non riuscivo a parlare. Il vecchio impaurito bisbigliò cose che non riuscivo a capire. Il vecchio mi disse: “Risponderò ai tuoi dubbi quando tu mi consegnerai una perla che si trova nel bosco, prendi un cavallo, cavalcalo e segui un sentiero dorato che ti condurrà alla perla”. Io volevo tornare dalla mia famiglia quindi obbedii. Avevo ancora il mio orologio che mi ricordava la mia famiglia e che mi spingeva a tornare a casa: devo la mia vita a quell’oggetto!
Andai nella stalla vicino alla locanda e presi un cavallo. Cavalcai nel bosco per ore ma alla fine trovai il sentiero. Lo seguii e trovai la perla. Era una perla particolare, era come se dentro di essa ci fosse uno strano potere. Presi la perla e tornai al villaggio cavalcando.
Tornato dal vecchio ero terrorizzato: “Chissà quali risposte mi darà?”, pensai. Gli diedi la perla e gli dissi: “Adesso esigo delle risposte!”. Ma lui gridò: “Io non ti do un bel niente!”. In quel momento il vecchio si trasformò in una orribile creatura nera. “Adesso ti posso dare delle risposte. Tu sei stato scelto da delle creature simili a me per sconfiggermi”, mi disse. Io spaventato balbettai: “Perché dovrei ucciderti?”. Il mostro mi rispose: “Devi sapere che io avevo un fratello. Lui aveva il controllo sopra ogni città della regione; era un re. Per gelosia distrussi tutte le città con i loro abitanti, uccisi anche mio fratello. I miei simili che avevano il mio stesso potere, ossia di viaggiare tra le dimensioni, mi impedirono di usare ogni tipo di portale e mi trasformarono in un misero mortale. L’unico oggetto che mi permetta di annullare la maledizione è la perla che solo un mortale come te può maneggiare. Ti ringrazio per avermi involontariamente aiutato e  ora distruggerò tutti i miei simili!”.
Scappai nel bosco quando d’un tratto mi comparve davanti agli occhi un essere simile al malvagio mostro e mi disse: “Ragazzo, in questo momento tu sei spaventato e confuso, ma ti prometto che dopo il compito che ti assegnerò tornerai a casa; io appartengo alla stessa stirpe del mostro ma non sono spregevole come lui: tieni questo arco, uccidi il mostro e salvaci, salva Onalim!”. Tornai indietro e mi ritrovai davanti al mostro. “Sciocco, sei tornato per sconfiggermi e adesso ne pagherai le conseguenze!”. A quel punto l’essere, con qualche strana magia, mi buttò a terra facendomi quasi perdere conoscenza, ma i miei occhi si posarono sull’orologio: quell’oggetto mi fece pensare; se fossi morto i miei genitori non avrebbero mai saputo che fine avessi fatto. A quel punto mi rialzai, corsi verso il cavallo e cavalcandolo scoccai una freccia che prese in pieno il mostro.
Dopo la morte del mostro ebbi un forte mal di testa e tutto d’un tratto mi ritrovai nel mio caldo e morbido letto. Sapevo che non era stato un sogno perché avevo ancora la ferita causata dal mostro. Ora che ricordo questi angoscianti momenti osservo ancora l’orologio che conservo.

LEONARDO D’INNOCENZO


IE

 06/03/2016 (Fiabe e favole)

Luigi e il suo amico Skip 


Luigi era una persona unica o almeno lo era per il suo paese Casoli. Era un uomo di 33 anni, alto, magro e di bell’aspetto. Aveva occhi verdi, capelli bruni ricci e labbra carnose, ma la cosa che risaltava di più nel suo aspetto erano le sue orecchie a punta che in certi casi lo mettevano anche in imbarazzo. Era sempre pensieroso e triste perché era vedovo da un anno e perciò pensava sempre a sua moglie che se ne era andata.
Era povero e ogni giorno andava su una collina e vi rimaneva per molto tempo per controllare che nessuno gli portasse via il suo paese. Tutti pensavano che fosse matto perché non sapevano che cosa facesse lì dalla mattina alla sera da solo. Non aveva amici né nemici, non ne aveva bisogno perché pensava di stare meglio da solo piuttosto che con amici, nemici e parenti con cui passare il tempo.
Una mattina d’estate, mentre Luigi andava sulla sua solita collina, vide che veniva verso di lui un cagnolino che zoppicava. Allora, visto che gli piacevano molto gli animali, lo prese e lo portò a casa per medicarlo. All’inizio il cagnolino non si faceva accarezzare ma dopo un po’ di tempo prese confidenza e si abituò al nuovo ambiente. Il suo padrone Luigi lo chiamò Skip. Ogni giorno Luigi lo portava a passeggio nel bosco, abbandonando il suo vecchio impegno di proteggere il suo paese. Skip dava molto da fare a Luigi il quale lo considerava il suo amico più grande, ma il cagnolino non era solo un impegno per il suo padrone, infatti Luigi insieme a Skip si divertiva tantissimo. Un giorno però il cucciolo scappò. L’uomo, non sapendo dove fosse finito, lo cercò per ben tre giorni ma senza risultati. Allora, disperato, decise di chiedere in paese se qualcuno lo aveva visto, ma purtroppo nessuno lo vedeva da giorni. Il mattino seguente, Luigi uscì nuovamente per andare a cercare il suo amato cagnolino, mentre era nel bosco udì dei lamenti e accorse subito per vedere se era Skip. Era proprio lui! Vedendo il suo fedele cane che stava per scivolare in un burrone, l’uomo si sporse per prenderlo, lo mise al sicuro, ma nello stesso momento il terreno sotto i suoi piedi cedette e lui precipitò nel burrone. Il cagnolino, anche se molto spaventato, non esitò un momento e corse in paese per cercare aiuto. I soccorritori arrivarono, ma purtroppo per il poveretto non ci fu niente da fare. Intanto in paese si diffuse la notizia della morte dell’uomo e ben presto la gente che lo conosceva e sapeva della sua ricerca disperata, capì che Luigi si era sacrificato per salvare il suo grande amico e per questo da quel giorno Luigi fu considerato da tutti gli abitanti del suo paese un vero eroe.    

  Giada Milazzo

         



Daniel

Daniel viveva sulla cima della montagna più alta del mondo. Era un posto buio e silenzioso, lui era molto alto, magro e aveva i capelli neri.
Aveva un carattere molto serio, e non amava gli scherzi. Aveva sempre una pipa in bocca e un cappello.
La cosa di lui che colpiva sin dal primo momento era che indossava sempre gli occhiali da sole, non per essere più bello, ma perché era cieco e per questo motivo usava sempre anche un bastone. Daniel aveva sentito da un giovane di nome Kevin, che esisteva, proprio al centro del deserto del Sahara, un liquido miracoloso che faceva ritornare la vista. I due allora si preparano per il viaggio e partirono, ma erano molto preoccupati perché sapevano che nel deserto potevano morire di sete. Nonostante questo decisero comunque di partire e durante il viaggio incontrarono molti pericoli come ragni velenosi, serpenti, e sabbie mobili. Finalmente i due arrivano a destinazione e Daniel chiese: "Dove ci troviamo?"
"Nel deserto più grande del mondo, ma ora cominciano i problemi!", disse Kevin.
"Perchè?" chiese Daniel e Kevin rispose:"Bisogna trovare il liquido in questa immensa distesa di sabbia!". Viaggiavano a cavallo di due cammelli, vagarono per ore ed ore e il deserto era tutto uguale, si fermarono stanchi in un'oasi e mentre bevevano si guardarono intorno e videro una strana stella in cielo anche se era giorno: decisero di seguirla. Arrivati sotto la stella, trovarono un punto in cui la sabbia era color viola e improvvisamente arrivò un uomo alto e muscoloso che li voleva mandare via perché quello era il luogo sacro in cui era protetto il liquido guaritore e lui era il guardiano.

Kevin si arrabbiò e si mise a combattere, ma si trovava in difficoltà perché l’uomo era molto forte, allora Daniel, anche se cieco, colpì col bastone l’enorme guardiano e lo atterrò. Così, velocemente, i due presero il liquido che si trovava sotto la sabbia e scapparono. Tornarono nell’oasi e Kevin disse:"Bevi questo liquido!"; con un sorso Daniel lo finì e dopo tre secondi si tolse gli occhiali e la prima cosa che vide fu il cielo azzurro e una sensazione di felicità lo abbracciò.

Alessio Scacco 

 19/01/2016 (Fiabe e favole)

UNA PENNA PER FRANCO

C’era una volta, in una terra lontana, un contadino di nome Franco che viveva con la sua famiglia e con il suo gatto parlante. Certo, nessuno lo sapeva che quel gatto sapesse parlare.
La sua famiglia era molto povera, ma il contadino era molto ottimista e ogni giorno riusciva a far contenta e a far divertire la sua famiglia facendo giocare i figli e dando loro da mangiare. I suoi figli non andavano a scuola, ma lo aiutavano a lavorare i campi, a coltivare e a vendere gli ortaggi, in questo modo guadagnavano  qualche soldo per sfamare la famiglia.
Un giorno il contadino andò, come di consueto, a raccogliere il grano nei campi accompagnato dai suoi figlioli e lavorò tutto il giorno.
Ad un certo punto sentì uno strano lamento che veniva dal bosco, come se qualcuno stesse chiedendo aiuto, così lasciò i suoi attrezzi e andò a vedere.
Ai piedi di un albero c’era un cane tutto raggomitolato e tremante che soffriva molto e sembrava triste.
Aveva anche un collare con uno strano ciondolo a forma di penna che brillava come un diamante.
Visto che il cane era ridotto molto male, lo portò a casa per curarlo. Durante il tragitto incontrò un uomo con un fucile in mano; era il cacciatore della città che tutti conoscevano come un uomo spietato e cattivo che andava a caccia di tutti gli animali.
Per paura che potesse fare del male al cane, il contadino svuotò un sacco pieno di grano e ci nascose dentro il cagnolino e andò di corsa a casa aiutato dai suoi figlioli.
Il cane fu accolto nella famiglia e curato, fece amicizia con il gatto della casa e ben presto diventarono inseparabili visto che anche il cane poteva parlare, ma nessuno lo sapeva.
Il contadino non riusciva a guadagnare abbastanza per sfamare la sua famiglia così il cane, d’accordo con il gatto amico, pensò di aiutarlo. Chiese al gatto di grattare con gli artigli la penna attaccata al suo collare e subito si trasformò in un uomo alto e molto elegante.
Prese la penna magica e fece su un foglio il disegno di un forziere tutto pieno di monete d’oro e improvvisamente il forziere si materializzò sul pavimento della casa.
Al suo ritorno il contadino Franco vide tutte quelle monete accanto al cane e al gatto e piangendo di gioia disse ad alta voce:” Le mie preghiere sono state esaudite!”
Franco era stato finalmente premiato per essere stato una brava persona e per tutta la fatica che aveva fatto per rendere felice la sua famiglia.
  
Alessio Zampana e Chiara Di Gregorio



La collana dei sogni

Questa è la storia di quattro bambini che si chiamavano Jack, Mario, Molly e Martina. Questi bambini, rimasti orfani, abbandonarono il loro paese: si sentivano a disagio e avevano bisogno di cibo e riparo. Una notte i ragazzi si addormentarono impauriti e infreddoliti sotto un abete. Passata la notte si svegliarono e subito si incamminarono verso il primo paesino che intravidero all’orizzonte. Dopo aver camminato molto, si fermarono su una collina per riposare e da lì Molly scorse da lontano delle pecorelle e un pastore. Pian piano si avvicinò, seguita dai suoi fratelli, e chiese: << Gentile signore, può darci del cibo e un letto dove dormire? Ci siamo persi e non troviamo un posto dove andare.>>. Il pastore rispose: <<Oh, care bestiole, capite che questo è un periodo di carestia e ciò che posso darvi è poco!>>. Il pastore portò i ragazzi dentro la sua fattoria e offrì loro del cibo e un giaciglio dove poter dormire. Il mattino seguente i ragazzi si svegliarono di buonora e iniziarono ad esplorare; Jack e Martina andarono a rovistare in cantina, mentre Molly e Mario andarono in soffitta. In soffitta Molly trovò un baule e, avvicinandosi, vide che c’era scritto: “per i quattro ragazzi”. Molly aprì il baule tutto impolverato e vi trovò una bottiglia che conteneva una mappa, la prese e insieme a Mario scese di corsa dai fratelli che avevano in mano una bussola e un binocolo. Prima di riavviarsi verso il bosco i ragazzi volevano ringraziare e salutare il pastore ma non lo trovarono perché, visto che era un mago, si era nascosto nel suo laboratorio segreto per vedere come si comportavano i bambini. Una volta usciti con i loro borsoni sulle spalle, si incamminarono verso il bosco. Non sembrava vero, ma la notte era già arrivata e calava su di loro il buio del fitto bosco; subito accesero un focolare intorno al quale si accovacciarono e si addormentarono. Il mattino seguente vennero svegliati dal suono di alcune voci che intonavano una canzoncina: <<Ehi oh, ehi oh, andiamo a lavorar!>>, Jack e i suoi fratelli si svegliarono di colpo, aprirono la mappa e si accorsero che in basso a destra era strappata, ma si riusciva a intravedere un piccolo villaggio e un cappello da folletto. I ragazzi si incamminarono verso il villaggio e una volta arrivati vennero accolti dai folletto-guardia che li portarono dal capo-folletto usando la macchina folletto-trasportatrice. Arrivati, il capo-folletto disse: <<Cari ragazzi abbiamo aspettato tanto questo momento, ora vi darò la collana dello spirito che nessuno ha mai osato toccare! Vi aiuterà a salvare il nostro regno ritrovando le gemme della felicità che sono state nascoste dal malvagio e cattivo orco>>. I ragazzi presero la collana e ringraziarono il capo-folletto. Subito si incamminarono di nuovo verso il bosco. Dopo tre ore di cammino i bambini si ritrovarono davanti un lago che aveva l’acqua di un colore verdognolo e al centro di esso si trovava un’isola circondata da spine; su questa isola c’era un castello che aveva un aspetto cupo e tenebroso. All’improvviso i ragazzi sentirono, dietro di loro, dei passi di marcia e subito, senza pensarci due volte, si nascosero dietro alcuni alberi e videro che si trattava delle guardie - topo dell’orco cattivo che marciavano in fila indiana: avevano delle spade affilatissime e dei denti giallognoli e molto aguzzi! Una volta superato il pericolo, arrivarono davanti alla sponda del lago e con la loro collana magica fecero apparire una zattera. Salpati con la zattera, iniziarono a remare ma l’acqua li travolse perché era magica e nessuno la poteva attraversare, i ragazzi però non si arresero e vennero portati nel castello da alcuni volatili mandati dai folletti. Arrivati al castello, davanti a loro si trovarono delle enormi gradinate che scesero piano perché erano piene di tranelli, ed ecco che, all’ultimo gradino, sprofondarono in un sotterraneo impolverato che racchiudeva tutti i segreti dell’orco. Martina, la più piccola dei fratelli, trovò una vecchia scatola piccola e arrugginita, insieme ai fratelli la aprì e subito una luce abbagliante accecò i loro occhi: avevano trovato le gemme! Di corsa le presero e iniziarono a salire le scale, ma stavano per scordarsi Mario che si era fermato a leggere un foglietto di pergamena che raffigurava un’immagine dell’orco e spiegava il motivo per cui era diventato cattivo. Mario fu distratto dal richiamo di Molly e allora prese il pezzetto di carta e di corsa uscì. I bambini si ritrovarono davanti le guardie che subito li circondarono, ma anche questa volta furono salvati da alcuni volatili! Ritornarono con fatica al villaggio dei folletti, riportarono le gemme e da quel momento, una volta sconfitto l’orco malvagio, i quattro fratelli vissero per sempre felici e contenti insieme ai folletti.

Messina Federica e Matteo Batelli

LA BAMBINA CORAGGIOSA

C’era una volta, in una prateria, una bambina molto povera che viveva con suo nonno sempre malato. Un giorno il nonno si accorse che era sul punto di morte, così disse a sua nipote: “Nipote mia, per favore, va nel bosco, portati uno zaino di provviste e cerca la casetta in cui è custodita la pozione per farmi guarire!”. La bambina allora si mise in spalla uno zaino con le provviste necessarie, una bussola e una mappa e si mise in marcia. Appena arrivata in una parte del bosco sconosciuta, decise di accamparsi per un po’. Mentre si riposava, vide scendere dal cielo uno stregone mezzo uomo mezzo cane. La bambina si spaventò. “Chi sei tu?! Che vuoi da me?”. Ma lo stregone la rassicurò dicendole: “Tranquilla! Sono uno stregone col cuore puro, provengo da un albero magico e sono qui per aiutarti”. La bambina si tranquillizzò e lo pregò di aiutarla, quindi gli spiegò tutto quello che era successo e cosa avrebbe dovuto fare. Lo stregone, dopo aver ascoltato il racconto, accettò la richiesta della bambina e le diede in dono un anello magico con cui insieme avrebbero affrontato i pericolosi ostacoli che li attendevano. Insieme superarono diverse trappole una più pericolosa delle altre: piante carnivore giganti, frecce lanciate dagli alberi, ma il più pericoloso degli ostacoli che dovevano ancora affrontare era uno spirito maligno, custode della pozione che egli nascondeva in una casa. Appena arrivarono nella casa, incontrarono subito lo spirito maligno che aveva in serbo per loro molte sorprese. “Chi siete voi che osate prendere quell’antica pozione guaritrice? Ora ve la vedrete con me e i miei incantesimi mortali!”. I due, con l’aiuto dei poteri dello stregone e dell’anello, provarono ad annientare lo spirito maligno, ma costui si arrabbiò e fece un incantesimo che uccise lo stregone. La bambina allora, usando l’anello magico che indossava all’indice, creò un vortice che mandò lo spirito negli inferi da dove era venuto. La bambina prese la pozione e ne diede un po’ allo stregone che riprese subito vita; insieme tornarono a casa della ragazza e diedero la cura al nonno: egli si sentì subito meglio e abbracciò la sua coraggiosa nipote, ma … colpo di scena! Dall’anello spuntarono per magia molte monete, allora la bambina e suo nonno ringraziarono lo stregone, comprarono una casa in città e vissero sempre felici e contenti.

Davide Viola e Giulia Taccogna


IL RAGAZZO E LA POLVERE MAGICA

C’era una volta una famiglia molto povera. Per questo motivo un giorno il padre fu costretto a vendere suo figlio in cambio di qualche soldo.
Il ragazzo, di nome Peter, venne venduto ad alcuni servitori del re Tiberio. Egli ebbe l’incarico di pulire le stalle del castello, ma un giorno re Tiberio lo vide combattere con un’altro ragazzo e si accorse delle sue doti. Lo fece chiamare a sé e gli disse: “Caro stalliere, mi sono accorto delle tue grandi doti di combattimento e ti voglio mettere alla prova. Ti chiedo di portarmi una polvere di cui la leggenda dice che sia in grado di curare qualsiasi persona rendendola invincibile. Se tu riuscirai nell’impresa, ti nominerò capo delle guardie >.
Così a Peter vennero dati un cavallo e una spada ed egli partì. Ma il capo delle guardie, soprannominato “Il Gladiatore”, ascoltò la conversazione fra i due e decise che non si sarebbe fatto togliere il titolo da un semplice stalliere, quindi pensò di prendere la polvere e usarla per poi diventare invincibile. Così partì anche lui al seguito del ragazzo. Intanto Peter si stava dirigendo sul “Monte Leone” dove il re gli aveva detto che si trovava la polvere. Arrivò alla Foresta Oscura che si trovava ai piedi del monte, prese un sentiero molto tortuoso che passava vicino a un burrone e durante il cammino, a causa di una distrazione, si trovò sul punto di cadervi dentro. Improvvisamente sentì un ruggito e un morso al vestito che lo tirava indietro salvandolo, ma appena in salvo Peter perse i sensi: a salvarlo era stato il leone della montagna. “Il Gladiatore” intanto trovò il cavallo del ragazzo e lo uccise, lasciando Peter con solo la spada. Il giovane, quando si risvegliò, vedendo che era rimasto solo con la spada, non andò nel panico, ma decise di proseguire a piedi il suo viaggio. Dopo un po’ di tempo riuscì ad arrivare sulla cima della montagna ed entrò nella grotta. Ma nella grotta era già arrivato “Il Gladiatore” ed egli rimase stupito nel vederlo; allora “Il Gladiatore” disse:  “Finalmente sei arrivato, caro ragazzo! Io sono il comandante delle guardie e non mi farò togliere il titolo da un semplice scudiero! Per questo motivo ti ucciderò e prenderò la polvere>.
Così tra i due iniziò un duello all’ultimo sangue, ma ad un tratto uscì fuori dal nulla una bestia che azzannò “Il Gladiatore” alla gamba. Peter riconobbe il leone che lo aveva già salvato una volta e lo ringraziò, ma “Il Gladiatore” si rialzò colpendo il leone alle spalle e ferendolo, in questo modo si impossessò della polvere e la usò su se stesso. La polvere però non funzionò e il leone disse: “La polvere funziona solo per chi ha un cuore puro “. Peter colpì “Il Gladiatore” e prese la polvere. Intanto il leone si era rialzato e Peter, dopo averlo aiutato, lo ringraziò e si precipitò a palazzo dove poi divenne il comandante delle guardie. Del “Gladiatore” invece non si seppe più nulla e vissero tutti felici e contenti.

Eleonora Colangelo  e Davide Vastarini Cresi  
 

IH

 19/01/2016 (Fiabe e favole)


GLI AMICI E IL CICLOPE ADDORMENTATO

C’era una volta, nella lontana Asia, una giovane cameriera bella, buona e allegra che da sempre viveva con un servo suo amico fedele.
Il servo, un giorno, venne a sapere che un Ciclope durante la notte si divertiva a bruciare le case, ma la cameriera non diede molto peso a queste dicerie e quindi non si preoccupò e non prese nessuna precauzione.
Dopo qualche settimana queste chiacchere cessarono, ma purtroppo quella stessa sera, appena la cameriera chiuse gli occhi per dormire, il Ciclope con il suo alito infuocato mandò in fiamme la piccola casetta di legno della giovane senza che lei si accorgesse di nulla. La ragazza si svegliò per il caldo e, aprendo delicatamente gli occhi, vide il suo letto e tutta la sua casa bruciare e il fumo invadere la stanza. Cercò disperatamente di uscire dalla casetta, ma questo era quasi impossibile perché il fumo le stava annebbiando la vista e il fuoco la stava circondando tutta intorno; il servo, intento anche lui a fuggire, si ricordò di una finestrella aperta sul tetto fatto di cemento armato, così prese al volo la cameriera e andarono via da quella casa.
Essi, intenti a trovare un rifugio, seguirono il sentiero che portava ad una grotta chiamata “La Gola dei Lupi” perché molto tempo fa vi abitavano i lupi.
I due ragazzi vissero in quella grotta per molto tempo, un giorno il servo camminando distrattamente diede una botta ad una roccia che aprendosi fece fuoriuscire una bottiglia di vino rosso.
Essi stavano per aprire la bottiglia e berne il contenuto, quando la cameriera si fermò e lesse un’etichetta su cui era scritto che quel vino in realtà era una pozione che serviva per attirare il Ciclope e ucciderlo, dato che era ghiotto di vino rosso. Gisella – questo era il nome della cameriera - voleva uccidere il Ciclope perché le aveva bruciato la casa e aveva ferito la sua famiglia.
I due giovani fecero delle ricerche per trovare il “mostro” e finalmente, dopo mesi, riuscirono a trovarlo: era sempre stato nascosto in una caverna ricolma di bottiglie di vino. La cameriera decise, insieme al suo amico, di fingersi venditrice di vino, così andò dal Ciclope e gli offrì la pozione sotto forma vino; esso senza pensarci due volte prese con ingordigia la bottiglia, in un sol sorso la bevve tutta e dopo pochi secondi cadde a  terra, in un sonno profondo. Quel sonno sarebbe durato mille anni e di quel terribile Ciclope non si seppe più nulla.
Forse ancora dorme……………

Virginia Minerva e Marta Maria Lammouchi


 


 IL CAVALIERE DALL’ARMATURA D’ORO

C’era una volta un oste che, seduto ad un tavolo della sua osteria, parlava con suo figlio: “Figlio mio ho trovato il modo per risolvere i nostri problemi di soldi: rapiremo la principessa e ci faremo pagare un riscatto dal re!”. I due erano talmente presi dalle loro chiacchiere e dall’organizzazione del piano per il rapimento che non si resero conto che nel tavolo accanto al loro si era seduto un cavaliere dall’armatura d’oro che, per ascoltare meglio di cosa parlassero, si era appoggiato sulle zampe posteriori della sedia ed era finito per terra facendo un grande rumore e attirando la loro attenzione. I due capirono che erano stati scoperti così presero l’uomo e lo rinchiusero nella loro cantina.
Il figlio dell’oste, che era burbero ma gentile con le signorine, non poteva permettere al padre di chiedere un riscatto per la principessa, così aspettò la notte e appena fece buio prese la spada che il padre teneva chiusa in un armadio, scese in cantina e liberò il cavaliere, quindi gli diede la spada e disse: “Questa ti servirà e ricorda che dovrai affrontare tre prove prima di riuscire a liberare la principessa”. Il cavaliere si mise l’armatura d’oro prese la spada che subito diventò di fuoco, poi uscì dall’osteria, fece uno strano verso e, come per magia, dal cielo arrivò un coloratissimo pappagallo. Un attimo dopo il cavaliere sentì un urlo provenire da non molto lontano, si mise a correre e vide che l’oste aveva rinchiuso la principessa nel mulino. Con il pappagallo aspettò che l’oste se ne fosse andato e poi si avvicinò.  Appena entrato il principe si accorse che doveva superare la prima delle tre prove: davanti a lui c’era una tavola su cui erano appoggiate varie ceste, una con la frutta, una con la verdura, una con i salumi, un’altra con il pesce, una con il pane e poi c’era una pergamena con su scritto un indovinello da risolvere: “Che cos’è quella cosa che è calda quando è fresca?”. Il cavaliere ed il pappagallo ci pensarono a lungo, poi trovarono la soluzione: il cavaliere alzò il cesto contenente il pane e davanti a loro si aprì una porta! Ora dovevano superare la seconda prova. Si trovarono davanti a un lungo corridoio e il cavaliere, sospettando i pericoli che quel luogo in apparenza tranquillo poteva nascondere, prese la cesta con la frutta e prima di iniziare ad attraversarlo, prese una mela e la tirò nel corridoio: come immaginava, centinaia di frecce furono scagliate da ogni parte. Finita la pioggia di frecce, poterono avanzare e trovarono un secondo corridoio, questa volta il cavaliere lanciò un ananas e dal soffitto caddero palle di piombo, avanzarono ancora e presto si trovarono davanti al terzo corridoio: il cavaliere prese dalla cesta alcune arance che, una volta tirate, caddero a terra tagliate in mille spicchi da lame rotanti. Adesso davanti a loro c’era la terza prova da superare, un labirinto. Il cavaliere era scoraggiato: “Non ne verremo mai fuori!” disse, ma il pappagallo subito lo rassicurò: “Sarà più facile di quello che credi, io volerò in alto e ti guiderò…..destra, destra, sinistra, avanti, dietro …. ”. In men che non si dica i due superarono anche la terza prova e uscirono dal labirinto. 
Ormai erano arrivati davanti alla stanza in cui era rinchiusa la principessa. Il cavaliere sguainò la spada di fuoco, pronto per usarla con tutta la forza per sfondare la porta, ma gli bastò toccarla con la punta della lama per incenerirla completamente. La principessa era libera, ora bisognava riportarla dal re.
I tre cominciarono a correre, ma quando stavano per giungere al castello si ritrovarono davanti l’oste ed il figlio che, con due grandi spade, bloccavano il passaggio. Il cavaliere vide che in quel momento alle loro spalle stava sorgendo il sole, così utilizzò la sua armatura d’oro per far riflettere i raggi del sole ed accecare la vista dei due, mentre la principessa insieme al pappagallo legava loro le mani e i piedi con dei cordoni presi dall’abito che indossava.   Il cavaliere e la principessa decisero di lasciarli lì e di farli prendere dalle guardie reali, ma mentre stavano per riprendere il loro cammino verso il castello, il cavaliere, riconoscente verso il figlio dell’oste che l’aveva liberato, cambiò idea. “Ho deciso di lasciarvi andare, ma non dovrete mai più farvi vedere da queste parti!” disse, poi sguainò di nuovo la spada e, dopo aver toccato le loro vesti che incenerirono all’istante lasciandoli in mutande, toccò le corde che legavano le loro mani e i loro piedi e disse. “Sparite dalla mia vista prima che cambi idea!” e così  i due cominciarono a correre senza più fermarsi.
Ormai il sole era alto, il cavaliere con la principessa ed il pappagallo ripresero il cammino verso il castello. Una volta arrivati, il re, felicissimo di rivedere la figlia,  disse al cavaliere: “Tu hai salvato mia figlia , ora lei diventerà tua sposa”,  la ragazza però non sembrava felice, allora il cavaliere disse :”Non desidero altro che avere come sposa sua figlia, ma lei non sarà felice con me, quindi chiedo solo un cavallo e delle provviste per me e per il mio pappagallo per poter arrivare fino al mio paese dove c’è la mia mamma che non vedo da tanti anni”.  Il re, felice, gli diede tutto quello che egli aveva chiesto e gli disse: “Tu sei un uomo buono e se un giorno avrai bisogno,  ricordati che qui troverai sempre una porta aperta”.
 Il cavaliere sorrise e se ne andò via fiero e felice con il suo fedele pappagallo.
                                                                                    
Cerasoli Giulia, Cerroni Martina e Splendori Cristiano


 

IL SEGRETO DEL DIAMANTE

C’era una volta un ragazzo di nome Peter che cercava lavoro perchè era molto povero. Non aveva soldi per mangiare e i suoi vestiti erano stracci.
Un giorno andò in un grande hotel che poteva ospitare molte persone, chiese di essere assunto e lo accettarono. Gli diedero il compito di pulire la stanza della proprietaria, la Signora Scarlet, che aveva un bel gatto bianco che teneva sempre vicino. Per i corridoi dell’hotel, Peter incontrò un maggiordomo dall’aria sospetta e che portava un oggetto luccicante in mano. Poco dopo Peter scese giù in cantina per prendere il materiale per le pulizie e vide di nuovo il maggiordomo entrare in una stanza attraverso una passaggio nascosto dietro un armadio.
Il ragazzo aveva visto come entrare e, siccome era curioso, decise di vedere cosa c’era nella stanza segreta. Davanti a lui trovò molti diamanti che sicuramente il maggiordomo aveva rubato agli ospiti dell’hotel. Risalì le scale e vide la propietaria che gli chiese di sistemare la sua stanza. Così il ragazzo fece ciò che gli era stato ordinato. Scendendo ancora una volta in cantina incontrò il maggiordomo che si comportava con indifferenza.
Qualche tempo dopo il ragazzo decise di rivelare alla propietaria che il maggiordomo era un ladro. Lei lo premiò svelandogli il suo segreto: in verità era una bellissima fata dagli occhi azzurri e il suo gatto, che si era trasformato in una farfalla, lo condusse in una miniera piena di diamanti. Il ragazzo capì che i diamanti rubati erano della fata Scarlet e lei per ringraziarlo, gli regalò un diamante magico che lo poteva trasformare in mago. Gli chiese se voleva andare a vivere con lei in un mondo di fate e maghi e il ragazzo accettò volentieri. Dopo alcuni anni decisero di sposarsi e vissero felici e contenti.

SARA  OLIVA  e  GINEVRA  CELLI

 


 L'unione dà forza

C'era una volta, in una lontana foresta nascosta da campi coltivati, una strana creatura allontanata da tutto e da tutti, perché non era un serpente qualunque, ma aveva tre teste che con il tempo potevano aumentare o diminuire. Un giorno mentre la bizzarra serpe girovagava per i campi, incontrò una strana e nuova creatura che zappava la sua terra e gli chiese: " Chi sei” e l'uomo rispose, " Io sono un povero contadino, piuttosto tu chi sei?", la serpe ribatté: "Qui faccio io le domande..." e allora chiese "Che fai qui?", "Io qui zappo la terra, ma non ottengo profitto". La serpe allora ebbe una grande idea e si accordò con il contadino; "Ti va di accompagnarmi in città? Prometto che diventerai un uomo ricco e famoso!". L'uomo, che era molto ottimista, accettò e i due partirono con il carro lasciato in eredità dal nonno. Si allontanarono da campi e foreste, attraversarono fiumi, savane, ghiaccia, mari, praterie e laghi e arrivarono finalmente in città. Una città sperduta nel nulla, dove di abitanti ce n' erano ben pochi; si diressero verso un negozio di pozioni per cercarne una che facesse diventare ricchi. Quando entrarono, nella piccola bottega non c'era nessuno, allora il contadino chiese: "C'è nessuno? noi vorremmo acquistare delle cose!". Dal bancone subito sbucò un branco di topi bianchi che accompagnarono i due dal padrone. I topolini li portarono fuori e a gesti spiegarono loro la via per incontrare il padrone della bottega. Di qua, di là, sopra e sotto, a destra, a sinistra e finalmente, nell'angolino più remoto e nascosto del paese, trovarono un signore vestito di stracci e maleodorante. I due chiesero all'uomo se sapesse dove fosse il padrone della bottega delle pozioni e questo rispose: " È qui!". Il contadino, con aria confusa, chiese: "Qui dove?" ed egli rispose: "Sotto il mio cappello, sono proprio io, lo stregone burlone della bottega delle pozioni magiche!" e per dimostrarlo diede loro il suo cilindro e disse: " Avrete una dolce sorpresa!". Il contadino allora ingenuamente annuì, mise in testa il cappello donato dallo stregone e improvvisamente udì una voce:" Uno, due, e tre,... addio!". Il cappello si trasformò magicamente in due ali e il serpente e il contadino cominciarono a volare, volare fino a cadere nel castello del re, proprio mentre la figlia stava per entrare nella sala regale. Il serpente, con voce dimessa, disse balbettando:" Ci-ci-ci scusi vostra maestà, non volevamo disturbare..." neanche il tempo di finire la frase che la principessa, alla vista del serpente, emise un urlo talmente forte che una delle torri del palazzo crollò! Il re, arrabbiato, decise quindi di punire i due poveri malcapitati. Per salvarsi da una condanna ai due fu comunque offerta la possibilità di salvare la città dallo spaventoso Troll. Essi ebbero la possibilità di scegliere se affrontare la prova di sopravvivenza in modo individuale o insieme e decisero di affrontare il temibile Troll che terrorizzava il paese come due fratelli, unendo l'ingegno del contadino con la forza del serpente. L'unica arma data loro dal re era un ramoscello di legno di ulivo che al momento ai due sembrava inutile. La prova doveva iniziare superando un fiume di lava, il contadino si ingegnò, mise il cappello ed insieme al serpente nuovamente volò e superò il fiume di lava. Al di là del fiume c'era ad aspettarli il terribile Troll, ma il serpente, con salti, acrobazie ed infine sfoggiando le sue tre forti teste, riuscì a tramortirlo; il contadino gli legò velocemente le mani  con il ramo di ulivo dato loro dal re, mentre il serpente lo teneva fermo a terra. I due tornarono al castello da eroi e il Troll fu imprigionato nelle celle del castello. La principessa, per ringraziare i due, diede loro un sacco pieno di oro e un bacio per ogni testa. In quel momento il serpente si trasformò in un uomo! Alla sua vista, la principessa si innamorò immediatamente e i due decisero di sposarsi. Il vecchio contadino, ormai diventato ricco per il sacco pieno di oro, fece loro da testimone e gli fu data la carica di Marchese.

 Federica Bussiglieri e Aurora D’Ascenzi


                            
 


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