IH
18/02/2018

Simone Stellani

IIE
07/03/2017
IIE
10/01/2017
GRETA ORSINI
LEONARDO D’INNOCENZO
IE
06/03/2016 (Fiabe e favole)
Luigi e il suo amico Skip
18/02/2018
LA
TUA SCUOLA SI TRASFORMA IN UNA FORESTA IMPENETRABILE O IN UN’ ALTA MONTAGNA, O
IN UN COMPLICATO LABIRINTO, INSOMMA IN UN LUOGO TIPICO DEL RACCONTO DI
AVVENTURA. RACCONTA INSERENDOTI COME PROTAGONISTA.
Per me è una giornata normalissima, mi sono svegliata, ho
fatto colazione, mi sono preparata e sono andata a scuola.
Il problema è che entrando a scuola ho trovato una marea
di alberi, fitti fitti, e non c’era nemmeno un raggio di sole.
Continuo a non capire, che cosa è successo? Chi ha messo
qui tutti questi alberi?
La risposta non me la so proprio dare, e così decido,
anche se riluttante, di indagare. Appena mi sto per infilare tra un albero e
l’altro mi tocca posare lo zaino.
Torno tra gli alberi, non vedo quasi nulla, è tutto
completamente buio e silenzioso, poi però vedo a terra una scarpa e accanto un
cellulare, guardo la cover e la riconosco, è il telefono di Arianna!
La chiamo urlando, ma niente, la mia amica non risponde,
esamino meglio il terreno intorno a dove ho trovato la scarpa e trovo delle
impronte e dei segni di trascinamento.
Prendo il telefono, mi faccio luce cerando di seguire
questi segni.
Cammino forse per due ore, sentendo ogni tanto dei rumori
strani, ma non ho paura sono determinata a trovare la mia amica.
Dopo poco trovo un gabbia, con all’ interno Arianna!
Mi avvicino e cerco di tirarla fuori e freneticamente
parlo:
“Ma come ci sei finita qui dentro?” chiedo io.
“Mi hanno rinchiusa”
“Chi?”
“Dei bidelli”
“Dei bidelli?” chiedo sorpresa.
“Si, sono entrata e ho trovato gli alberi, e dei bidelli
mi hanno bloccata. Mi hanno chiesto un permesso, io ho detto che non lo avevo e
loro mi hanno rinchiusa qui.”
“OK, puoi uscire, dobbiamo andare a chiamare la…”
“Chiamare chi?” disse un bidello.
Arrivarono tutti gli altri bidelli così io e Arianna
cominciammo a tirare bastoni ai bidelli, anche se loro cercavano di sedarci con
delle caramelle, noi continuammo a tiragli bastoni fino a quando non furono
tutti sconfitti.
Abbiamo poi salito le scale di corsa e siamo arrivate
nella nostra aula e abbiamo trovato la professoressa Di Capua che stava
spiegando, ma quando ci ha viste ha chiamato due collaboratori scolastici che ci
hanno portate nel seminterrato e chiuse lì.
“Dobbiamo trovare il modo di uscire.” Ha detto Arianna.
“Si, e come?” Ho detto io con tono sarcastico.
“Ci deve essere un modo”
“Vedi un piede di porco che ci permetta di aprire la
porta chiusa a chiave?”
“No”
“Ah, no aspetta! Guarda, lì c’è una corda, e se la
leghiamo a una sedia… BLA BLA BLA… BLA BLA BLA…” E ho fatto tutto un discorso
di fisica di cui non credo Arianna abbia capito qualcosa- “… Riusciamo ad
aprire la porta!” Ho concluso io.
“Va bene ma lavora tu che io non ho capito niente”.
Così ci siamo messe a costruire un piccolo marchingegno
che ha aperto la porta.
Siamo uscite, e riutilizzando la corda di prima, ci siamo
arrampicate fino ai rami degli alberi, dove abbiamo trovato delle liane e le
abbiamo usate per uscire dalla scuola, ma quando siamo riuscite ad arrivare al
cancello due bidelli ci sbarrano la strada: “Dovete fare il permesso” urla uno
di loro.
Allora ho preso un pezzo di carta dove ho scritto che io
e Arianna eravamo entrate tardi, e lui ci ha accompagnate nella nostra aula.
Che avventura!
Martina Carmignani

IL LABIRINTO DELLO
STUDIO
In una normale giornata, io,
che stavo andando nella mia normalissima scuola, una volta arrivato alla porta
d' ingresso della mia classe, vidi che il pavimento si alzò a scatto e mi fece
volare in aria, e mentre stavo cadendo, la mia scuola si stava trasformando in
un labirinto che sembrava non finire mai. Caddi in un laghetto d'acqua e
raggiunsi la riva. Pensai: - Ma che diamine è successo?!-
Vidi un ragazzo.
Sembrava felice.
Correva verso di me.
Codesto disse: - Oh! Grazie al
cielo! Finalmente vedo qualcuno! Chi sei!? Come ti chiami !? - Io risposi: -
Ciao sono Matteo, piacere! -.
Lui aggiunse: -Io mi chiamo
Gianni, il piacere è mio-
Domandai: - Ma perchè la
scuola si è trasformata in un labirinto? -
- Bè oggi è la giornata dell'avventura,
non lo sapevi? Per arrivare alla fine dobbiamo rispondere alle domande scritte
sui libri, che troveremo sul nostro cammino. Vieni li c' è il primo! - Disse
lui.
Presi il primo libro sul quale
era scritto: “Per superare queste altissime siepi e raggiungere il secondo
libro, dovrete rispondere a queste tre domande. Numero uno: Che cos’è una
descrizione?”
Io risposi: -E' un racconto
dell'aspetto fisico e psicologico di una persona! -
Le siepi si abbassarono un
po'.
“Domanda numero due! Quanto si
deve giocare ai videogiochi, senza che facciano male alla salute?”
-Bè, come me cinque ore al giorno! - Disse
Gianni, che venne inzuppato d' acqua. -Va bene forse ho esagerato troppo, minimo
un'ora al giorno. –
Le siepi si abbassarono quasi
del tutto.
“Domanda numero tre! Perchè
andate a scuola?”
Risposi - Per prepararci alla
vita da adulti!
Le siepi si abbassarono del
tutto, lasciandoci libero il passaggio.
Arrivammo al libro di
matematica, sulle quali pagine c'era scritto: “Per arrivare all' ultimo libro,
dovrete rispondere a queste tre domande! Numero uno: A che cosa servono le
proprietà della matematica?”
Esclamai: -A facilitarsi i
calcoli! -
Le siepi cominciarono ad
abbassarsi.
“Seconda domanda: Qual è la
radice quadrata di nove?”
Gianni rispose urlando: -Lo
so! Lo so! Tre! –
Le siepi si abbassarono quasi
del tutto.
“Terza domanda: Uno più uno?”
Io dissi: -Due-
Le siepi si abbassarono del
tutto, aprendoci la strada al terzo ed ultimo libro, sul quale era scritto: Per vincere, dovrete rispondere a questa
domanda: Qual è la parola detta “magica” che serve per chiedere le cose
cortesemente?
Risposi - Per favore! -
Finita la frase io e Gianni,
ci ritrovammo seduti sui nostri banchi. La professoressa ci disse: -Bravi avete
vinto! Il vostro premio è: NIENTE COMPITI PER UNA SETTIMANA! –
Esultai e aggiunsi: - Bè una giornata
noiosissima si è trasformata in una giornata divertentissima!-
Kainblinger Matteo

CHE AVVENTURA!
Quel giorno un bambino di nome Simone si stava
preparando per andare a scuola. Un giorno come tanti. Il bambino salì le scale
e entrò in classe. Appena si sedette vide i muri diventare verdi come l’erba e
il pavimento marrone come terra e si formarono tante piccole stradine.
-Oh no! Un labirinto! - esclamò Simone – Devo farmi
coraggio!
Così Simone entrò nel labirinto e trovò una porta di
legno.
Simone pensò: - Devo prendere due bastoncini di legno,
strofinarli tra loro finchè non uscirà una bella fiammella. Appena li trovò
Simone cominciò a strofinarli e quando vide la fiammella lanciò i bastoncini
infuocati vicino alla porta … dopo pochi minuti la porta si aprì ma scoppiò un
incendio. Simone cercò l’estintore, appena vide il lancia-schiuma lo prese e
cominciò a spruzzare sul grosso incendio. Quando si spense il ragazzo varcò la
porta e si trovò di fronte un gruppo di tarantole. Simone cominciò a
schiacciare i ragni, ma si accorse che erano troppi … almeno una migliaia! Ad
un certo punto scese dal soffitto una liana, così Simone si aggrappò e superò
l’ostacolo, ma quando saltò dalla liana, cadde e sentì una cosa appuntita che
gli infilzò il sederino. Simone si alzò dolorante e vide che c’era una chiave.
Il ragazzo andò avanti e intravide una porta d’oro, aprì lo zainetto e prese la
chiave. Guarda caso era proprio del colore della porta. Simone la infilò nella
serratura, la girò e tornò tutto come prima … tutti ai propri banchi … con la
prof. Di Capua che disse: - Buongiorno
ragazzi! Iniziamo la lezione? -

MIA MADRE
Mia madre non è molto alta, ha gli occhi marroni ed
uno sguardo profondo, ha i capelli castani e non è molto snella ma neanche
cicciottella, è di corporatura giusta!
Lei è una persona molto sentimentale, a volte nasconde
i suoi dolori, o cerca di esternarli il minimo possibile per non farci
preoccupare.Non ama tanto l' utilizzo delle mani , anzi non lo sopporta
proprio. Il suo colore preferito è il bianco,lo so sembrerà strano ma è così,
perchè dice che sta bene con tutti i colori.
Ama molto i cani, ma non le piacciono molto quelli che
sbavano. Non gli piace vestirsi troppo eccessivamente, preferisce essere più
sobria.
Come ognuno di noi ha dei difetti.
A volte è troppo premurosa, ma lo fa solo per il bene
mio e di mio fratello. Molto spesso si arrabbia facilmente diventando un pò
fastidiosa, poi è troppo ordinata, non so se sia un vero e proprio difetto, ma
non accetta il disordine.
Tra me e lei non c' è molta intesa , ma ci capiamo.
Spesso esagero, ad esempio quando lei è stanca ed io le chiedo di portarmi di
qua e di là, insomma il nostro rapporto ha alti e bassi.
Quando ho dei problemi ne parlo con lei, allora li
diventa fantastica, soprattutto per i discorsi che mi fa, mi da lezioni di
vita che mi ricorderò per sempre.
Quando era ragazza, sua mamma, quindi mia nonna, non
c' era mai perchè lavorava al ristorante, attualmente di proprieta dei miei
genitori, con mio nonno e quindi mia madre si ritrovava a casa da sola.
Puliva, stirava, lavava e cucinava e quando mia nonna
tornava a casa, si metteva a cucire per guadagnare qualche soldo in più e mia
madre era costretta a studiare con il rumore della macchina da cucire; anche se
lei dice che è stato un pregio, poichè così si concentrava di più.
Mia madre aveva le fondamenta e ci ha costruito un
grattacielo, ha fatto di me e di mio fratello quello che siamo oggi, ovviamente
anche con l'aiuto di mio padre, e loro insieme faranno di noi gli uomini che
saremo domani!
Morelli Valerio
IIE
07/03/2017
Se gli oggetti
potessero parlare, cosa ci racconterebbero della loro vita?
Diamo spazio alla
fantasia e proviamo a immaginarlo con gli alunni della II E
AUTOBIOGRAFIA DI UN LETTO
Io non ho un nome vero e proprio, sono un letto come
tutti.
Sono stato costruito in una fabbrica e dopo sono stato
portato in un negozio, che mi avrebbe fatto incontrare il mio destino, con chi
e dove avrei dovuto vivere.
Prima di essere comprato , molte persone mi hanno
provato.
Si sono sedute su di me, alcune si sono addirittura
sdraiate su di me!
Un giorno, ancora me lo ricordo, sette anni fa, una
bimba piccola di nome Giorgia e davvero carina mi ha scelto.
Beh, modestamente sono un bel letto, sono tutto rosso,
con la scritta "Giorgia" in verde sulla mia spalliera e questo vuol dire
che sono suo, a meno che non mi trovi un'altra Giorgia!
Diciamo che Giorgia mi tratta bene, io la notte la
riscaldo e lei la mattina mi risistema, ma soltanto il weekend!
Io penso di essere il suo migliore amico, perché la
consolo quando piange o quando è arrabbiata; quando parla da sola o quando è
triste, io la ascolto sempre attentamente come fanno gli amici, ma purtroppo
non posso darle consigli.
Io divido la stanza con il letto del fratello di
Giorgia.
E' simile a me, tutto verde e con la scritta
"Riccardo" sulla sua spalliera.
Quando Giorgia e Riccardo sono a scuola chiacchiero
con il mio compagno di stanza ed è abbastanza simpatico.
Certo, quel letto non è trattato benissimo come me,
perché il padrone, cioè il fratello di Giorgia, non è delicato come lei,
infatti ci si tuffa sopra e quindi quel povero letto fa un rumore strano come
se si stesse lamentando.
Mi sento orgoglioso del lavoro che faccio ogni notte,
conosco molto bene la casa e quelli che ci vivono dentro, ma ancora non mi
spiego una cosa.
Non capisco perché ogni weekend Riccardo e Giorgia non
ci sono.
Forse ci tradiranno con altri letti? Forse non vado
bene perché sono troppo vecchio e piccolo?
Non lo so, questo Giorgia ancora me lo deve
spiegare...
Giorgia Mercuri
AUTOBIOGRAFIA
DI UN’AUTOMOBILE
La
Bibi! Sono io, l’automobile più fashion di tutte. Sono una mini rossa con i
cerchioni neri. La fabbrica dove sono stata costruita si trova vicino a una
grande città piena di smog. La mia prima corsa è stata su una strada enorme con
otto corsie, quattro da un lato e quattro dall’altro. Qualcosa però non mi
quadra: se c’è un traffico molto intenso, perché l’ultima corsia a destra con è
transitata da nessuno ma solo da alcune automobili tutte uguali che suonano una
musica insistente e hanno una luce blu? Saranno quelli che vanno al mare a
vendere il gelato?
“Mamma
mia, finalmente siamo arrivati tutti interi!” disse l’autista. Se potessi gli
risponderei:” E ti credo, stai su un’auto fantastica!” Il mio padrone mi
abbandona per qualche minuto, ma poco dopo ritorna insieme ad altre tre persone
e con molte borse. Salgono facendo molta confusione e ripartiamo. Arriviamo in
un luogo mai visto prima: un’abitazione grande con molto terreno e tanti esseri
a quattro zampe. Durante il viaggio ho notato che dei camion mi seguivano e non
ne capivo il motivo. L’ho capito solo quando la moglie dell’autista disse: ”Manca poco, stiamo per arrivare nella nostra nuova casa, lontano dal caos della
città!”.
La
nuova abitazione si trova in campagna, vicino ad un bosco con la strada che
porta in un piccolo paese. Per mia disgrazia, qualche giorno dopo, la moglie
del mio padrone ha avuto la pessima idea di guidarmi. Mi ha condotto addosso ad
un albero che mi è caduto sopra e ha ammaccato la mia carrozzeria tutta nuova.
Per alcuni giorni diversi operai mi hanno coccolato e mi hanno fatto tornare al
vecchio splendore. Il padrone e la sua signora ora mi guidano con più
delicatezza e attenzione.
Sara
Compagnucci
AUTOBIOGRAFIA
DI UNA PAGNOTTA
Ciao,
sono una pagnotta di pane e sono nata in un luogo che gli umani chiamano
Panificio. A Frascati ce ne sono tanti, ma il mio si trova in Via Pietraporzia
ed è molto frequentato dalla gente.
Tutte
le volte che sento la porta del negozio aprirsi, spero che qualcuno scelga me
piuttosto che le mie sorelle. La mia forma è tondeggiante, cicciottella e
piccola e dà origine al mio nome. Rimango ore ed ore ad aspettare…
Ad
un certo punto è entra una ragazza di nome Antonella, bassissima e goffa,
dall’aspetto buffo che ha scelto proprio me perché ero ancora calda e il mio
profumo l’aveva colpita. Sono stata orgogliosa di me stessa!
Giunti
a casa, la ragazzi mi ha deposto in un cestino dove ho incontrato i miei cugini
panini, molto scortesi e antipatici nei miei confronti. Quando mi giravo per
guardarli vedevo che erano sempre di meno e non riuscivo a capire perché, ma
trovavo conforto nelle risate e nelle parole che le persone sedute a tavola si
scambiavano e … improvvisamente ho raggiunto il senso del mio esistere:
diventare occasione per far incontrare le persone.
Federica
Messina
10/01/2017
IO E SKAR PER LA SALVEZZA
Come tutti i giorni uscii di casa
tranquillamente, ma sentivo un caldo tremendo, aprii la porta, l'erba era
secca, il sole picchiava, gli alberi erano senza foglie. Iniziai ad
incamminarmi per esplorare il paesaggio, per capire cosa stesse succedendo.
Abbastanza lontano da casa, tra gli alberi spogli, vidi un leone, rimasi
immobile, lui si avvicinò, io ero molto impaurita, avevo il cuore in gola,
l'animale fece un giro intorno a me. Iniziò a parlarmi:“Che fai qui?, vai a
casa!”, ero impaurita ma ripresi fiato, ero ancora immobile, ma mossi la bocca,
ed anche se non avrei voluto, uscì una frase dalla bocca: “Cosa è successo?”
“È stato Sebastian!” disse il leone.
“Sebastian!?” risposi
“Si è stato lui!”.
“Che ha fatto?” chiesi. “Ha
trasformato il tuo regno nel suo, la Savana”.
“Come ha fatto?” Nel frattempo mi
ripresi, ma ero ancora perplessa.
“E' un leone dai poteri magici”
rispose,
“Come ti chiami?” chiesi,
“Io Skar, tu?”, “Greta”.
“Devo riportare tutto il regno
alla normalità altrimenti nessuno del villaggio sopravvivrà!”
“Ti aiuterò io” disse lui.
“Grazie” risposi “Qual è la
prossima mossa?”
“Trovare Sebastian”
“Dove possiamo trovarlo?” chiesi
“Io penso che sia nella grotta più grande della Savana, laggiù dove si
intravedono le montagne”.
“D'accordo, andiamo”.
“Sali!” mi disse.
Salii sulla groppa, era molto
grande, non avevo idea che un leone fosse così anche perché nel mio paese non
c'era uno zoo e quindi non avevo mai visto un leone.
Skar andava velocissimo, io mi
reggevo alla sua criniera folta, vidi tutta la Savana, il colore dominante era
il giallo, c'erano tantissimi animali: elefanti, giraffe, zebre, gazzelle,
molte varietà di uccelli, erano bellissimi, ma dopo mi resi conto che Skar
stava male, stava rallentando, scesi dalla groppa e gli chiesi cosa avesse.
Lui mi rispose:“Ho paura, mi
manca la mia famiglia”.
“Perché, non è qui con te?”
“No, Sebastian per portarci in
questo regno ha diviso il territorio dove vivevamo, ed io in quel momento ero a
caccia, alla ricerca di cibo, si sentì un fortissimo terremoto, io ero molto
impaurito, quindi decisi di tornare a casa, ma correndo mi resi conto che non a
più di cinquecento metri c'era un burrone, lì mi fermai, incredulo, impaurito,
ad un certo punto sentii un freddo gelido, il che era strano nella Savana,
aprii gli occhi e mi ritrovai qui”.
“Mi dispiace” dissi.
“Tranquilla”.
“Stai meglio?” chiesi.
“Sì grazie, ripartiamo”.
Dopo un po' arrivammo in cima ad
una montagna e si vedeva una caverna grandissima.
Skar si abbassò, io scesi, fece
un cenno come per inchinarsi, scrollò la testa, si tolse una collana che aveva
come ciondolo un orologio, mi fece cenno di prenderla, quindi me la misi al
collo ed entrammo nella caverna.
“ A cosa serve il ciondolo?”
chiesi.
“Questo ciondolo rappresenta il
tempo che rimane per combattere Sebastian, altrimenti tutto rimarrà com'è”.
Entrati nella caverna, in
lontananza si vedeva un leone grandissimo, probabilmente era lui Sebastian.
Chiese : “Chi siete, cosa
volete?”
“A noi non va bene questo mondo!”
disse Skar.
“A me non interessa quello che a
voi non sta bene!” rispose.
Skar alzò la sua zampa possente
che in qualche modo accecò Sebastian, quindi gli chiesi come avesse fatto, lui
mi rispose “L'orologio mi ha dato i
poteri, adesso anche tu li hai, usali!”
Alzai il braccio verso il leone e
aprii la mano. Il leone cadde a terra, ma non si arrese, si alzò, ma prima che
me ne accorgessi ero sul dorso di Skar il quale mi disse “Metti le mani sulla
mia criniera e pensa a quale desiderio vorresti che si avverasse!”.
Dalla criniera uscì una luce
viola che fece cadere il nemico, sconfiggendolo.
Uscimmo dalla grotta e lui mi
disse: “Vedi, adesso tutto il tuo mondo è tornato com'era, ed io presto tornerò
dalla mia famiglia, quindi non ci rivedremo più”. Io avevo le lacrime agli
occhi, mi tolsi la collana, ma lui mi disse di tenerla.
Skar ripartì correndo, io tenevo
ancora stretta la sua criniera, sentivo il vento tra i capelli, Skar si fermò,
scesi e gli dissi:“Non ti scorderò mai” e lui rispose:“ Neanche io”, lo
abbracciai e improvvisamente nel mio abbraccio scomparve
Ritornai a casa, aprii le
finestre e vidi il bellissimo paesaggio che mi circondava, era tutto verde, con
alberi, le montagne innevate, ero davvero felice e nel mio cuore ringraziavo
Skar.
“SALVA ONALIM!”
In
un giorno di estate, io insieme alla mia famiglia mi stavo recando per una
vacanza in una casa in montagna. “Che emozione, non vedo l’ora!”, dicevo mentre
guardavo l’orologio.
Era
già sera quando arrivammo. L’aspetto allegro e luminoso di quella casa ancora
oggi riesco a ricordarlo. Entrato dentro la casa sono stato travolto da una
ondata di odori, mischiati al profumo compatto del legno e all’odore dolce
della cera. La mia camera era piccola ma graziosa, avevo tutto ciò di cui avevo
bisogno.
Erano
le 9:00 di sera ed era il momento di mettersi sotto le coperte, così feci.
Trasportato da un sonno profondo sognai qualcosa di ambiguo: sentivo una voce
che diceva: “ Salva Onalim”. Tutto di un colpo mi svegliai, tutto era finito ma
non ero nel mio caldo letto, ero in un bosco vicino ad un paese. Ero confuso, frastornato
e molto spaventato; non sapevo che cosa fare ma l’unico punto, l’unica meta
sicura era il paese. Non fu una lunga camminata e così arrivai lì dopo un
quarto d’ora: avevo ancora il mio orologio.
L’accoglienza
nel villaggio non fu meravigliosa: le case erano disabitate e vuote, prive di
persone. Entrai dentro una locanda e vi trovai un vecchio decrepito che a
stento camminava: ”Chi sei tu?”, mi disse con voce minacciosa. Io balbettando
dalla paura risposi: “Mi chiamo Leonardo e non riesco a capire, prima ero nel
mio letto e adesso sono qui, mi aiuti per favore!”. Deliravo e non riuscivo a
parlare. Il vecchio impaurito bisbigliò cose che non riuscivo a capire. Il
vecchio mi disse: “Risponderò ai tuoi dubbi quando tu mi consegnerai una perla
che si trova nel bosco, prendi un cavallo, cavalcalo e segui un sentiero dorato
che ti condurrà alla perla”. Io volevo tornare dalla mia famiglia quindi
obbedii. Avevo ancora il mio orologio che mi ricordava la mia famiglia e che mi
spingeva a tornare a casa: devo la mia vita a quell’oggetto!
Andai
nella stalla vicino alla locanda e presi un cavallo. Cavalcai nel bosco per ore
ma alla fine trovai il sentiero. Lo seguii e trovai la perla. Era una perla
particolare, era come se dentro di essa ci fosse uno strano potere. Presi la
perla e tornai al villaggio cavalcando.
Tornato
dal vecchio ero terrorizzato: “Chissà quali risposte mi darà?”, pensai. Gli
diedi la perla e gli dissi: “Adesso esigo delle risposte!”. Ma lui gridò: “Io
non ti do un bel niente!”. In quel momento il vecchio si trasformò in una
orribile creatura nera. “Adesso ti posso dare delle risposte. Tu sei stato
scelto da delle creature simili a me per sconfiggermi”, mi disse. Io spaventato
balbettai: “Perché dovrei ucciderti?”. Il mostro mi rispose: “Devi sapere che
io avevo un fratello. Lui aveva il controllo sopra ogni città della regione;
era un re. Per gelosia distrussi tutte le città con i loro abitanti, uccisi
anche mio fratello. I miei simili che avevano il mio stesso potere, ossia di
viaggiare tra le dimensioni, mi impedirono di usare ogni tipo di portale e mi
trasformarono in un misero mortale. L’unico oggetto che mi permetta di annullare
la maledizione è la perla che solo un mortale come te può maneggiare. Ti
ringrazio per avermi involontariamente aiutato e ora distruggerò tutti i miei simili!”.
Scappai
nel bosco quando d’un tratto mi comparve davanti agli occhi un essere simile al
malvagio mostro e mi disse: “Ragazzo, in questo momento tu sei spaventato e
confuso, ma ti prometto che dopo il compito che ti assegnerò tornerai a casa;
io appartengo alla stessa stirpe del mostro ma non sono spregevole come lui:
tieni questo arco, uccidi il mostro e salvaci, salva Onalim!”. Tornai indietro
e mi ritrovai davanti al mostro. “Sciocco, sei tornato per sconfiggermi e
adesso ne pagherai le conseguenze!”. A quel punto l’essere, con qualche strana
magia, mi buttò a terra facendomi quasi perdere conoscenza, ma i miei occhi si
posarono sull’orologio: quell’oggetto mi fece pensare; se fossi morto i miei
genitori non avrebbero mai saputo che fine avessi fatto. A quel punto mi
rialzai, corsi verso il cavallo e cavalcandolo scoccai una freccia che prese in
pieno il mostro.
Dopo
la morte del mostro ebbi un forte mal di testa e tutto d’un tratto mi ritrovai
nel mio caldo e morbido letto. Sapevo che non era stato un sogno perché avevo
ancora la ferita causata dal mostro. Ora che ricordo questi angoscianti momenti
osservo ancora l’orologio che conservo.
LEONARDO D’INNOCENZO
IE
06/03/2016 (Fiabe e favole)
Luigi e il suo amico Skip
Luigi
era una persona unica o almeno lo era per il suo paese Casoli. Era un uomo di 33
anni, alto, magro e di bell’aspetto. Aveva occhi verdi, capelli bruni ricci e
labbra carnose, ma la cosa che risaltava di più nel suo aspetto erano le sue orecchie
a punta che in certi casi lo mettevano anche in imbarazzo. Era sempre
pensieroso e triste perché era vedovo da un anno e perciò pensava sempre a sua moglie
che se ne era andata.
Era
povero e ogni giorno andava su una collina e vi rimaneva per molto tempo per controllare
che nessuno gli portasse via il suo paese. Tutti pensavano che fosse matto
perché non sapevano che cosa facesse lì dalla mattina alla sera da solo. Non aveva
amici né nemici, non ne aveva bisogno perché pensava di stare meglio da solo piuttosto
che con amici, nemici e parenti con cui passare il tempo.
Una
mattina d’estate, mentre Luigi andava sulla sua solita collina, vide che veniva
verso di lui un cagnolino che zoppicava. Allora, visto che gli piacevano molto
gli animali, lo prese e lo portò a casa per medicarlo. All’inizio il cagnolino
non si faceva accarezzare ma dopo un po’ di tempo prese confidenza e si abituò al
nuovo ambiente. Il suo padrone Luigi lo chiamò Skip. Ogni giorno Luigi lo portava
a passeggio nel bosco, abbandonando il suo vecchio impegno di proteggere il suo
paese. Skip dava molto da fare a Luigi il quale lo considerava il suo amico più
grande, ma il cagnolino non era solo un impegno per il suo padrone, infatti
Luigi insieme a Skip si divertiva tantissimo. Un giorno però il cucciolo scappò.
L’uomo, non sapendo dove fosse finito, lo cercò per ben tre giorni ma senza
risultati. Allora, disperato, decise di chiedere in paese se qualcuno lo aveva
visto, ma purtroppo nessuno lo vedeva da giorni. Il mattino seguente, Luigi
uscì nuovamente per andare a cercare il suo amato cagnolino, mentre era nel
bosco udì dei lamenti e accorse subito per vedere se era Skip. Era proprio lui!
Vedendo il suo fedele cane che stava per scivolare in un burrone, l’uomo si sporse
per prenderlo, lo mise al sicuro, ma nello stesso momento il terreno sotto i
suoi piedi cedette e lui precipitò nel burrone. Il cagnolino, anche se molto spaventato,
non esitò un momento e corse in paese per cercare aiuto. I soccorritori
arrivarono, ma purtroppo per il poveretto non ci fu niente da fare. Intanto in
paese si diffuse la notizia della morte dell’uomo e ben presto la gente che lo conosceva
e sapeva della sua ricerca disperata, capì che Luigi si era sacrificato per salvare
il suo grande amico e per questo da quel giorno Luigi fu considerato da tutti
gli abitanti del suo paese un vero eroe.
Giada Milazzo
Giada Milazzo
Daniel
Daniel viveva sulla cima della montagna più alta del mondo. Era un posto
buio e silenzioso, lui era molto alto, magro e aveva i capelli neri.
Aveva un carattere molto serio, e non amava gli scherzi. Aveva sempre
una pipa in bocca e un cappello.
La cosa di lui che colpiva sin dal primo momento era che indossava
sempre gli occhiali da sole, non per essere più bello, ma perché era cieco e per
questo motivo usava sempre anche un bastone. Daniel aveva sentito da un giovane
di nome Kevin, che esisteva, proprio al centro del deserto del Sahara, un
liquido miracoloso che faceva ritornare la vista. I due allora si preparano per
il viaggio e partirono, ma erano molto preoccupati perché sapevano che nel
deserto potevano morire di sete. Nonostante questo decisero comunque di partire
e durante il viaggio incontrarono molti pericoli come ragni velenosi, serpenti,
e sabbie mobili. Finalmente i due arrivano a destinazione e Daniel chiese:
"Dove ci troviamo?"
"Nel deserto più grande del mondo, ma ora cominciano i
problemi!", disse Kevin.
"Perchè?" chiese Daniel e Kevin rispose:"Bisogna trovare
il liquido in questa immensa distesa di sabbia!". Viaggiavano a cavallo di
due cammelli, vagarono per ore ed ore e il deserto era tutto uguale, si fermarono
stanchi in un'oasi e mentre bevevano si guardarono intorno e videro una strana
stella in cielo anche se era giorno: decisero di seguirla. Arrivati sotto la
stella, trovarono un punto in cui la sabbia era color viola e improvvisamente arrivò
un uomo alto e muscoloso che li voleva mandare via perché quello era il luogo
sacro in cui era protetto il liquido guaritore e lui era il guardiano.
Kevin si arrabbiò e si mise a combattere, ma si trovava in difficoltà
perché l’uomo era molto forte, allora Daniel, anche se cieco, colpì col bastone
l’enorme guardiano e lo atterrò. Così, velocemente, i due presero il liquido
che si trovava sotto la sabbia e scapparono. Tornarono nell’oasi e Kevin disse:"Bevi
questo liquido!"; con un sorso Daniel lo finì e dopo tre secondi si tolse
gli occhiali e la prima cosa che vide fu il cielo azzurro e una sensazione di
felicità lo abbracciò.
Alessio Scacco
19/01/2016 (Fiabe e favole)
UNA PENNA PER FRANCO
C’era una volta, in una terra lontana, un contadino di
nome Franco che viveva con la sua famiglia e con il suo gatto parlante. Certo, nessuno
lo sapeva che quel gatto sapesse parlare.
La sua famiglia era molto povera, ma il contadino era
molto ottimista e ogni giorno riusciva a far contenta e a far divertire la sua
famiglia facendo giocare i figli e dando loro da mangiare. I suoi figli non
andavano a scuola, ma lo aiutavano a lavorare i campi, a coltivare e a vendere
gli ortaggi, in questo modo guadagnavano qualche soldo per sfamare la famiglia.
Un giorno il contadino andò, come di consueto, a
raccogliere il grano nei campi accompagnato dai suoi figlioli e lavorò tutto il
giorno.
Ad un certo punto sentì uno strano lamento che veniva
dal bosco, come se qualcuno stesse chiedendo aiuto, così lasciò i suoi attrezzi
e andò a vedere.
Ai piedi di un albero c’era un cane tutto
raggomitolato e tremante che soffriva molto e sembrava triste.
Aveva anche un collare con uno strano ciondolo a forma
di penna che brillava come un diamante.
Visto che il cane era ridotto molto male, lo portò a
casa per curarlo. Durante il tragitto incontrò un uomo con un fucile in mano; era
il cacciatore della città che tutti conoscevano come un uomo spietato e cattivo
che andava a caccia di tutti gli animali.
Per paura che potesse fare del male al cane, il
contadino svuotò un sacco pieno di grano e ci nascose dentro il cagnolino e
andò di corsa a casa aiutato dai suoi figlioli.
Il cane fu accolto nella famiglia e curato, fece
amicizia con il gatto della casa e ben presto diventarono inseparabili visto
che anche il cane poteva parlare, ma nessuno lo sapeva.
Il contadino non riusciva a guadagnare abbastanza per
sfamare la sua famiglia così il cane, d’accordo con il gatto amico, pensò di
aiutarlo. Chiese al gatto di grattare con gli artigli la penna attaccata al suo
collare e subito si trasformò in un uomo alto e molto elegante.
Prese la penna magica e fece su un foglio il disegno
di un forziere tutto pieno di monete d’oro e improvvisamente il forziere si
materializzò sul pavimento della casa.
Al suo ritorno il contadino Franco vide tutte quelle
monete accanto al cane e al gatto e piangendo di gioia disse ad alta voce:” Le
mie preghiere sono state esaudite!”
Franco era stato finalmente premiato per essere stato
una brava persona e per tutta la fatica che aveva fatto per rendere felice la
sua famiglia.
La collana dei sogni
Questa è la storia di quattro bambini che si chiamavano
Jack, Mario, Molly e Martina. Questi bambini, rimasti orfani, abbandonarono il
loro paese: si sentivano a disagio e avevano bisogno di cibo e riparo. Una
notte i ragazzi si addormentarono impauriti e infreddoliti sotto un abete.
Passata la notte si svegliarono e subito si incamminarono verso il primo
paesino che intravidero all’orizzonte. Dopo aver camminato molto, si fermarono
su una collina per riposare e da lì Molly scorse da lontano delle pecorelle e
un pastore. Pian piano si avvicinò, seguita dai suoi fratelli, e chiese:
<< Gentile signore, può darci del cibo e un letto dove dormire? Ci siamo persi
e non troviamo un posto dove andare.>>. Il pastore rispose: <<Oh,
care bestiole, capite che questo è un periodo di carestia e ciò che posso darvi
è poco!>>. Il pastore portò i ragazzi dentro la sua fattoria e offrì loro
del cibo e un giaciglio dove poter dormire. Il mattino seguente i ragazzi si
svegliarono di buonora e iniziarono ad esplorare; Jack e Martina andarono a
rovistare in cantina, mentre Molly e Mario andarono in soffitta. In soffitta
Molly trovò un baule e, avvicinandosi, vide che c’era scritto: “per i quattro ragazzi”. Molly aprì il
baule tutto impolverato e vi trovò una bottiglia che conteneva una mappa, la
prese e insieme a Mario scese di corsa dai fratelli che avevano in mano una
bussola e un binocolo. Prima di riavviarsi verso il bosco i ragazzi volevano
ringraziare e salutare il pastore ma non lo trovarono perché, visto che era un
mago, si era nascosto nel suo laboratorio segreto per vedere come si
comportavano i bambini. Una volta usciti con i loro borsoni sulle spalle, si
incamminarono verso il bosco. Non sembrava vero, ma la notte era già arrivata e
calava su di loro il buio del fitto bosco; subito accesero un focolare intorno
al quale si accovacciarono e si addormentarono. Il mattino seguente vennero
svegliati dal suono di alcune voci che intonavano una canzoncina: <<Ehi
oh, ehi oh, andiamo a lavorar!>>, Jack e i suoi fratelli si svegliarono
di colpo, aprirono la mappa e si accorsero che in basso a destra era strappata,
ma si riusciva a intravedere un piccolo villaggio e un cappello da folletto. I
ragazzi si incamminarono verso il villaggio e una volta arrivati vennero
accolti dai folletto-guardia che li portarono dal capo-folletto usando la
macchina folletto-trasportatrice. Arrivati, il capo-folletto disse:
<<Cari ragazzi abbiamo aspettato tanto questo momento, ora vi darò la
collana dello spirito che nessuno ha mai osato toccare! Vi aiuterà a salvare il
nostro regno ritrovando le gemme della felicità che sono state nascoste dal
malvagio e cattivo orco>>. I ragazzi presero la collana e ringraziarono
il capo-folletto. Subito si incamminarono di nuovo verso il bosco. Dopo tre ore
di cammino i bambini si ritrovarono davanti un lago che aveva l’acqua di un
colore verdognolo e al centro di esso si trovava un’isola circondata da spine; su
questa isola c’era un castello che aveva un aspetto cupo e tenebroso. All’improvviso
i ragazzi sentirono, dietro di loro, dei passi di marcia e subito, senza
pensarci due volte, si nascosero dietro alcuni alberi e videro che si trattava
delle guardie - topo dell’orco cattivo che marciavano in fila indiana: avevano
delle spade affilatissime e dei denti giallognoli e molto aguzzi! Una volta
superato il pericolo, arrivarono davanti alla sponda del lago e con la loro
collana magica fecero apparire una zattera. Salpati con la zattera, iniziarono
a remare ma l’acqua li travolse perché era magica e nessuno la poteva
attraversare, i ragazzi però non si arresero e vennero portati nel castello da
alcuni volatili mandati dai folletti. Arrivati al castello, davanti a loro si
trovarono delle enormi gradinate che scesero piano perché erano piene di
tranelli, ed ecco che, all’ultimo gradino, sprofondarono in un sotterraneo
impolverato che racchiudeva tutti i segreti dell’orco. Martina, la più piccola
dei fratelli, trovò una vecchia scatola piccola e arrugginita, insieme ai
fratelli la aprì e subito una luce abbagliante accecò i loro occhi: avevano
trovato le gemme! Di corsa le presero e iniziarono a salire le scale, ma
stavano per scordarsi Mario che si era fermato a leggere un foglietto di
pergamena che raffigurava un’immagine dell’orco e spiegava il motivo per cui era
diventato cattivo. Mario fu distratto dal richiamo di Molly e allora prese il
pezzetto di carta e di corsa uscì. I bambini si ritrovarono davanti le guardie
che subito li circondarono, ma anche questa volta furono salvati da alcuni volatili!
Ritornarono con fatica al villaggio dei folletti, riportarono le gemme e da quel
momento, una volta sconfitto l’orco malvagio, i quattro fratelli vissero per
sempre felici e contenti insieme ai folletti.
Messina Federica e Matteo Batelli

LA BAMBINA CORAGGIOSA
C’era una volta, in una
prateria, una bambina molto povera che viveva con suo nonno sempre malato. Un
giorno il nonno si accorse che era sul punto di morte, così disse a sua nipote:
“Nipote mia, per favore, va nel bosco, portati uno zaino di provviste e cerca la
casetta in cui è custodita la pozione per farmi guarire!”. La bambina allora si
mise in spalla uno zaino con le provviste necessarie, una bussola e una mappa e
si mise in marcia. Appena arrivata in una parte del bosco sconosciuta, decise
di accamparsi per un po’. Mentre si riposava, vide scendere dal cielo uno
stregone mezzo uomo mezzo cane. La bambina si spaventò. “Chi sei tu?! Che vuoi
da me?”. Ma lo stregone la rassicurò dicendole: “Tranquilla! Sono uno stregone
col cuore puro, provengo da un albero magico e sono qui per aiutarti”. La
bambina si tranquillizzò e lo pregò di aiutarla, quindi gli spiegò tutto quello
che era successo e cosa avrebbe dovuto fare. Lo stregone, dopo aver ascoltato
il racconto, accettò la richiesta della bambina e le diede in dono un anello
magico con cui insieme avrebbero affrontato i pericolosi ostacoli che li
attendevano. Insieme superarono diverse trappole una più pericolosa delle
altre: piante carnivore giganti, frecce lanciate dagli alberi, ma il più
pericoloso degli ostacoli che dovevano ancora affrontare era uno spirito
maligno, custode della pozione che egli nascondeva in una casa. Appena
arrivarono nella casa, incontrarono subito lo spirito maligno che aveva in serbo
per loro molte sorprese. “Chi siete voi che osate prendere quell’antica pozione
guaritrice? Ora ve la vedrete con me e i miei incantesimi mortali!”. I due, con
l’aiuto dei poteri dello stregone e dell’anello, provarono ad annientare lo
spirito maligno, ma costui si arrabbiò e fece un incantesimo che uccise lo
stregone. La bambina allora, usando l’anello magico che indossava all’indice, creò
un vortice che mandò lo spirito negli inferi da dove era venuto. La bambina
prese la pozione e ne diede un po’ allo stregone che riprese subito vita;
insieme tornarono a casa della ragazza e diedero la cura al nonno: egli si
sentì subito meglio e abbracciò la sua coraggiosa nipote, ma … colpo di scena! Dall’anello
spuntarono per magia molte monete, allora la bambina e suo nonno ringraziarono
lo stregone, comprarono una casa in città e vissero sempre felici e contenti.
Davide Viola e Giulia Taccogna

IL RAGAZZO E LA
POLVERE MAGICA
C’era una volta
una famiglia molto povera. Per questo motivo un giorno il padre fu costretto a
vendere suo figlio in cambio di qualche soldo.
Il ragazzo, di
nome Peter, venne venduto ad alcuni servitori del re Tiberio. Egli ebbe
l’incarico di pulire le stalle del castello, ma un giorno re Tiberio lo vide
combattere con un’altro ragazzo e si accorse delle sue doti. Lo fece chiamare a
sé e gli disse: “Caro stalliere, mi sono accorto delle tue grandi doti di
combattimento e ti voglio mettere alla prova. Ti chiedo di portarmi una polvere
di cui la leggenda dice che sia in grado di curare qualsiasi persona rendendola
invincibile. Se tu riuscirai nell’impresa, ti nominerò capo delle guardie >.
Così a Peter
vennero dati un cavallo e una spada ed egli partì. Ma il capo delle guardie,
soprannominato “Il Gladiatore”, ascoltò la conversazione fra i due e decise che
non si sarebbe fatto togliere il titolo da un semplice stalliere, quindi pensò
di prendere la polvere e usarla per poi diventare invincibile. Così partì anche
lui al seguito del ragazzo. Intanto Peter si stava dirigendo sul “Monte Leone” dove
il re gli aveva detto che si trovava la polvere. Arrivò alla Foresta Oscura che
si trovava ai piedi del monte, prese un sentiero molto tortuoso che passava
vicino a un burrone e durante il cammino, a causa di una distrazione, si trovò
sul punto di cadervi dentro. Improvvisamente sentì un ruggito e un morso al
vestito che lo tirava indietro salvandolo, ma appena in salvo Peter perse i sensi:
a salvarlo era stato il leone della montagna. “Il Gladiatore” intanto trovò il cavallo
del ragazzo e lo uccise, lasciando Peter con solo la spada. Il giovane, quando
si risvegliò, vedendo che era rimasto solo con la spada, non andò nel panico,
ma decise di proseguire a piedi il suo viaggio. Dopo un po’ di tempo riuscì ad
arrivare sulla cima della montagna ed entrò nella grotta. Ma nella grotta era
già arrivato “Il Gladiatore” ed egli rimase stupito nel vederlo; allora “Il
Gladiatore” disse: “Finalmente sei
arrivato, caro ragazzo! Io sono il comandante delle guardie e non mi farò
togliere il titolo da un semplice scudiero! Per questo motivo ti ucciderò e
prenderò la polvere>.
Così tra i due
iniziò un duello all’ultimo sangue, ma ad un tratto uscì fuori dal nulla una
bestia che azzannò “Il Gladiatore” alla gamba. Peter riconobbe il leone che lo
aveva già salvato una volta e lo ringraziò, ma “Il Gladiatore” si rialzò
colpendo il leone alle spalle e ferendolo, in questo modo si impossessò della
polvere e la usò su se stesso. La polvere però non funzionò e il leone disse: “La
polvere funziona solo per chi ha un cuore puro “. Peter colpì “Il Gladiatore” e
prese la polvere. Intanto il leone si era rialzato e Peter, dopo averlo
aiutato, lo ringraziò e si precipitò a palazzo dove poi divenne il comandante
delle guardie. Del “Gladiatore” invece non si seppe più nulla e vissero tutti
felici e contenti.
Eleonora Colangelo e Davide Vastarini Cresi

IH
19/01/2016 (Fiabe e favole)
GLI
AMICI E IL CICLOPE ADDORMENTATO
C’era
una volta, nella lontana Asia, una giovane cameriera bella, buona e allegra che
da sempre viveva con un servo suo amico fedele.
Il
servo, un giorno, venne a sapere che un Ciclope durante la notte si divertiva a
bruciare le case, ma la cameriera non diede molto peso a queste dicerie e
quindi non si preoccupò e non prese nessuna precauzione.
Dopo
qualche settimana queste chiacchere cessarono, ma purtroppo quella stessa sera,
appena la cameriera chiuse gli occhi per dormire, il Ciclope con il suo alito
infuocato mandò in fiamme la piccola casetta di legno della giovane senza che
lei si accorgesse di nulla. La ragazza si svegliò per il caldo e, aprendo
delicatamente gli occhi, vide il suo letto e tutta la sua casa bruciare e il
fumo invadere la stanza. Cercò disperatamente di uscire dalla casetta, ma questo
era quasi impossibile perché il fumo le stava annebbiando la vista e il fuoco
la stava circondando tutta intorno; il servo, intento anche lui a fuggire, si
ricordò di una finestrella aperta sul tetto fatto di cemento armato, così prese
al volo la cameriera e andarono via da quella casa.
Essi,
intenti a trovare un rifugio, seguirono il sentiero che portava ad una grotta
chiamata “La Gola dei Lupi” perché molto tempo fa vi abitavano i lupi.
I
due ragazzi vissero in quella grotta per molto tempo, un giorno il servo
camminando distrattamente diede una botta ad una roccia che aprendosi fece fuoriuscire
una bottiglia di vino rosso.
Essi
stavano per aprire la bottiglia e berne il contenuto, quando la cameriera si fermò
e lesse un’etichetta su cui era scritto che quel vino in realtà era una pozione
che serviva per attirare il Ciclope e ucciderlo, dato che era ghiotto di vino
rosso. Gisella – questo era il nome della cameriera - voleva uccidere il Ciclope
perché le aveva bruciato la casa e aveva ferito la sua famiglia.
I
due giovani fecero delle ricerche per trovare il “mostro” e finalmente, dopo
mesi, riuscirono a trovarlo: era sempre stato nascosto in una caverna ricolma
di bottiglie di vino. La cameriera decise, insieme al suo amico, di fingersi
venditrice di vino, così andò dal Ciclope e gli offrì la pozione sotto forma
vino; esso senza pensarci due volte prese con ingordigia la bottiglia, in un
sol sorso la bevve tutta e dopo pochi secondi cadde a terra, in un sonno profondo. Quel sonno sarebbe
durato mille anni e di quel terribile Ciclope non si seppe più nulla.
Forse
ancora dorme……………
Virginia Minerva e Marta Maria Lammouchi

IL CAVALIERE DALL’ARMATURA D’ORO
C’era una volta un
oste che, seduto ad un tavolo della sua osteria, parlava con suo figlio: “Figlio
mio ho trovato il modo per risolvere i nostri problemi di soldi: rapiremo la
principessa e ci faremo pagare un riscatto dal re!”. I due erano talmente presi
dalle loro chiacchiere e dall’organizzazione del piano per il rapimento che non
si resero conto che nel tavolo accanto al loro si era seduto un cavaliere dall’armatura
d’oro che, per ascoltare meglio di cosa parlassero, si era appoggiato sulle
zampe posteriori della sedia ed era finito per terra facendo un grande rumore e
attirando la loro attenzione. I due capirono che erano stati scoperti così presero
l’uomo e lo rinchiusero nella loro cantina.
Il figlio
dell’oste, che era burbero ma gentile con le signorine, non poteva permettere al
padre di chiedere un riscatto per la principessa, così aspettò la notte e
appena fece buio prese la spada che il padre teneva chiusa in un armadio, scese
in cantina e liberò il cavaliere, quindi gli diede la spada e disse: “Questa ti
servirà e ricorda che dovrai affrontare tre prove prima di riuscire a liberare
la principessa”. Il cavaliere si mise l’armatura d’oro prese la spada che
subito diventò di fuoco, poi uscì dall’osteria, fece uno strano verso e, come
per magia, dal cielo arrivò un coloratissimo pappagallo. Un attimo dopo il cavaliere
sentì un urlo provenire da non molto lontano, si mise a correre e vide che l’oste
aveva rinchiuso la principessa nel mulino. Con il pappagallo aspettò che l’oste
se ne fosse andato e poi si avvicinò. Appena
entrato il principe si accorse che doveva superare la prima delle tre prove: davanti
a lui c’era una tavola su cui erano appoggiate varie ceste, una con la frutta,
una con la verdura, una con i salumi, un’altra con il pesce, una con il pane e
poi c’era una pergamena con su scritto un indovinello da risolvere: “Che cos’è
quella cosa che è calda quando è fresca?”. Il cavaliere ed il pappagallo ci pensarono
a lungo, poi trovarono la soluzione: il cavaliere alzò il cesto contenente il
pane e davanti a loro si aprì una porta! Ora dovevano superare la seconda prova.
Si trovarono davanti a un lungo corridoio e il cavaliere, sospettando i
pericoli che quel luogo in apparenza tranquillo poteva nascondere, prese la
cesta con la frutta e prima di iniziare ad attraversarlo, prese una mela e la
tirò nel corridoio: come immaginava, centinaia di frecce furono scagliate da
ogni parte. Finita la pioggia di frecce, poterono avanzare e trovarono un secondo
corridoio, questa volta il cavaliere lanciò un ananas e dal soffitto caddero
palle di piombo, avanzarono ancora e presto si trovarono davanti al terzo
corridoio: il cavaliere prese dalla cesta alcune arance che, una volta tirate, caddero
a terra tagliate in mille spicchi da lame rotanti. Adesso davanti a loro c’era
la terza prova da superare, un labirinto. Il cavaliere era scoraggiato: “Non ne
verremo mai fuori!” disse, ma il pappagallo subito lo rassicurò: “Sarà più facile
di quello che credi, io volerò in alto e ti guiderò…..destra, destra, sinistra,
avanti, dietro …. ”. In men che non si dica i due superarono anche la terza
prova e uscirono dal labirinto.
Ormai erano arrivati
davanti alla stanza in cui era rinchiusa la principessa. Il cavaliere sguainò la
spada di fuoco, pronto per usarla con tutta la forza per sfondare la porta, ma gli
bastò toccarla con la punta della lama per incenerirla completamente. La
principessa era libera, ora bisognava riportarla dal re.
I tre cominciarono
a correre, ma quando stavano per giungere al castello si ritrovarono davanti
l’oste ed il figlio che, con due grandi spade, bloccavano il passaggio. Il
cavaliere vide che in quel momento alle loro spalle stava sorgendo il sole, così
utilizzò la sua armatura d’oro per far riflettere i raggi del sole ed accecare
la vista dei due, mentre la principessa insieme al pappagallo legava loro le mani
e i piedi con dei cordoni presi dall’abito che indossava. Il
cavaliere e la principessa decisero di lasciarli lì e di farli prendere dalle
guardie reali, ma mentre stavano per riprendere il loro cammino verso il
castello, il cavaliere, riconoscente verso il figlio dell’oste che l’aveva liberato,
cambiò idea. “Ho deciso di lasciarvi andare, ma non dovrete mai più farvi vedere
da queste parti!” disse, poi sguainò di nuovo la spada e, dopo aver toccato le
loro vesti che incenerirono all’istante lasciandoli in mutande, toccò le corde
che legavano le loro mani e i loro piedi e disse. “Sparite dalla mia vista
prima che cambi idea!” e così i due
cominciarono a correre senza più fermarsi.
Ormai il sole era
alto, il cavaliere con la principessa ed il pappagallo ripresero il cammino
verso il castello. Una volta arrivati, il re, felicissimo di rivedere la figlia,
disse al cavaliere: “Tu hai salvato mia
figlia , ora lei diventerà tua sposa”, la ragazza però non sembrava felice, allora il
cavaliere disse :”Non desidero altro che avere come sposa sua figlia, ma lei
non sarà felice con me, quindi chiedo solo un cavallo e delle provviste per me
e per il mio pappagallo per poter arrivare fino al mio paese dove c’è la mia
mamma che non vedo da tanti anni”. Il re,
felice, gli diede tutto quello che egli aveva chiesto e gli disse: “Tu sei un
uomo buono e se un giorno avrai bisogno,
ricordati che qui troverai sempre una porta aperta”.
Il cavaliere sorrise e se ne andò via fiero e
felice con il suo fedele pappagallo.
Cerasoli Giulia,
Cerroni Martina e Splendori Cristiano

IL SEGRETO DEL DIAMANTE
C’era una volta un ragazzo di nome Peter che cercava
lavoro perchè era molto povero. Non aveva soldi per mangiare e i suoi vestiti
erano stracci.
Un giorno andò in un grande hotel che poteva ospitare
molte persone, chiese di essere assunto e lo accettarono. Gli diedero il
compito di pulire la stanza della proprietaria, la Signora Scarlet, che aveva un
bel gatto bianco che teneva sempre vicino. Per i corridoi dell’hotel, Peter incontrò
un maggiordomo dall’aria sospetta e che portava un oggetto luccicante in mano. Poco
dopo Peter scese giù in cantina per prendere il materiale per le pulizie e vide
di nuovo il maggiordomo entrare in una stanza attraverso una passaggio nascosto
dietro un armadio.
Il ragazzo aveva visto come entrare e, siccome era
curioso, decise di vedere cosa c’era nella stanza segreta. Davanti a lui trovò molti
diamanti che sicuramente il maggiordomo aveva rubato agli ospiti dell’hotel.
Risalì le scale e vide la propietaria che gli chiese di sistemare la sua stanza.
Così il ragazzo fece ciò che gli era stato ordinato. Scendendo ancora una volta
in cantina incontrò il maggiordomo che si comportava con indifferenza.
Qualche tempo dopo il ragazzo decise di rivelare alla
propietaria che il maggiordomo era un ladro. Lei lo premiò svelandogli il suo
segreto: in verità era una bellissima fata dagli occhi azzurri e il suo gatto, che
si era trasformato in una farfalla, lo condusse in una miniera piena di
diamanti. Il ragazzo capì che i diamanti rubati erano della fata Scarlet e lei
per ringraziarlo, gli regalò un diamante magico che lo poteva trasformare in
mago. Gli chiese se voleva andare a vivere con lei in un mondo di fate e maghi
e il ragazzo accettò volentieri. Dopo alcuni anni decisero di sposarsi e
vissero felici e contenti.
SARA OLIVA e
GINEVRA CELLI

L'unione dà forza
C'era una volta, in una lontana
foresta nascosta da campi coltivati, una strana creatura allontanata da tutto e
da tutti, perché non era un serpente qualunque, ma aveva tre teste che con il
tempo potevano aumentare o diminuire. Un giorno mentre la bizzarra serpe
girovagava per i campi, incontrò una strana e nuova creatura che zappava la sua
terra e gli chiese: " Chi sei” e l'uomo rispose, " Io sono un povero
contadino, piuttosto tu chi sei?", la serpe ribatté: "Qui faccio io
le domande..." e allora chiese "Che fai qui?", "Io qui
zappo la terra, ma non ottengo profitto". La serpe allora ebbe una grande
idea e si accordò con il contadino; "Ti va di accompagnarmi in città? Prometto
che diventerai un uomo ricco e famoso!". L'uomo, che era molto ottimista,
accettò e i due partirono con il carro lasciato in eredità dal nonno. Si
allontanarono da campi e foreste, attraversarono fiumi, savane, ghiaccia, mari,
praterie e laghi e arrivarono finalmente in città. Una città sperduta nel nulla,
dove di abitanti ce n' erano ben pochi; si diressero verso un negozio di
pozioni per cercarne una che facesse diventare ricchi. Quando entrarono, nella
piccola bottega non c'era nessuno, allora il contadino chiese: "C'è nessuno?
noi vorremmo acquistare delle cose!". Dal bancone subito sbucò un branco
di topi bianchi che accompagnarono i due dal padrone. I topolini li portarono
fuori e a gesti spiegarono loro la via per incontrare il padrone della bottega.
Di qua, di là, sopra e sotto, a destra, a sinistra e finalmente, nell'angolino
più remoto e nascosto del paese, trovarono un signore vestito di stracci e
maleodorante. I due chiesero all'uomo se sapesse dove fosse il padrone della
bottega delle pozioni e questo rispose: " È qui!". Il contadino, con
aria confusa, chiese: "Qui dove?" ed egli rispose: "Sotto il mio
cappello, sono proprio io, lo stregone burlone della bottega delle pozioni
magiche!" e per dimostrarlo diede loro il suo cilindro e disse: " Avrete
una dolce sorpresa!". Il contadino allora ingenuamente annuì, mise in
testa il cappello donato dallo stregone e improvvisamente udì una voce:" Uno,
due, e tre,... addio!". Il cappello si trasformò magicamente in due ali e
il serpente e il contadino cominciarono a volare, volare fino a cadere nel
castello del re, proprio mentre la figlia stava per entrare nella sala regale.
Il serpente, con voce dimessa, disse balbettando:" Ci-ci-ci scusi vostra
maestà, non volevamo disturbare..." neanche il tempo di finire la frase
che la principessa, alla vista del serpente, emise un urlo talmente forte che una
delle torri del palazzo crollò! Il re, arrabbiato, decise quindi di punire i
due poveri malcapitati. Per salvarsi da una condanna ai due fu comunque offerta
la possibilità di salvare la città dallo spaventoso Troll. Essi ebbero la
possibilità di scegliere se affrontare la prova di sopravvivenza in modo individuale
o insieme e decisero di affrontare il temibile Troll che terrorizzava il paese
come due fratelli, unendo l'ingegno del contadino con la forza del serpente. L'unica
arma data loro dal re era un ramoscello di legno di ulivo che al momento ai due
sembrava inutile. La prova doveva iniziare superando un fiume di lava, il
contadino si ingegnò, mise il cappello ed insieme al serpente nuovamente volò e
superò il fiume di lava. Al di là del fiume c'era ad aspettarli il terribile Troll,
ma il serpente, con salti, acrobazie ed infine sfoggiando le sue tre forti
teste, riuscì a tramortirlo; il contadino gli legò velocemente le mani con il ramo di ulivo dato loro dal re, mentre
il serpente lo teneva fermo a terra. I due tornarono al castello da eroi e il Troll
fu imprigionato nelle celle del castello. La principessa, per ringraziare i due,
diede loro un sacco pieno di oro e un bacio per ogni testa. In quel momento il
serpente si trasformò in un uomo! Alla sua vista, la principessa si innamorò immediatamente
e i due decisero di sposarsi. Il vecchio contadino, ormai diventato ricco per
il sacco pieno di oro, fece loro da testimone e gli fu data la carica di
Marchese.
Federica Bussiglieri e
Aurora D’Ascenzi

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