Il 13 ottobre io e alcuni miei
compagni siamo andati all’EXPO, la manifestazione universale che quest’anno ha
il tema del cibo. La fiera ha avuto luogo a Milano, città capoluogo della
Lombardia.
Io non avevo mai
visitato Milano, che in quei giorni, proprio per l’Expo era piena di persone.
Il viaggio è stato molto lungo, quattro ore, dalla stazione Tiburtina,( Roma) a
Milano. Durante il viaggio dal finestrino ho potuto vedere la Pianura Padana,
era bella, ma così diversa per noi che siamo abituati ai colli di Frascati.
Sulla pianura verdeggiante si estendeva una fitta nebbia che ci permetteva di
guardare ben poco di quel paesaggio. Arrivati a Milano, dopo aver passato tutti
i controlli di sicurezza, siamo entrati all’Expo, era bellissimo nonostante la
pioggia che ci ha accompagnato per tutta la visita; la mostra si estendeva per
chilometri ma noi ne abbiamo visitata solo una minima parte. Una guida ci ha
spiegato brevemente la storia:
Il primo expo fu
inaugurato a Londra nel 1851, voluto dalla regina Vittoria e dal principe
Alberto. Dopo il grande successo della prima manifestazione si decise di
presentarla ogni cinque anni. Da allora sono in tutto trentaquattro le
esposizioni universali riconosciute dal B.I.E, l'organismo internazionale che
sovrintende all’Expo. Fra queste non è riconosciuta quella di Roma del 1942
annullata a causa della Seconda guerra mondiale; le prime 22 Esposizioni, che
si sono svolte fino al 1933, sono definite 'storiche'.
Per l’expo sono stati utilizzati solo materiali ecologici, i
padiglioni sono privi di fondamenta e alla fine della manifestazione saranno
smontati e riutilizzati come strutture pubbliche; il padiglione della coca cola, per esempio,
diventerà un campo da palla a volo.
La guida ci ha portati al padiglione
ISRAELE; appena siamo entrati
una proiezione di un’attrice israeliana, Moran Atias, ci ha spiegato la storia
di Israele, una terra non coltivabile perché arida e salata, ma grazie
all’invenzione del sistema di irrigazione “goccia a goccia”, usato tutt’oggi
nel mondo, si sono potuti annaffiare ettari e ettari di terra senza sprecare
acqua.
Il padiglione Israele è
uno dei miei preferiti; però mi è dispiaciuto tanto non vedere l’orto
verticale, lungo 70 metri e alto 12; che, secondo molte persone, racchiude il
messaggio del padiglione, la capacità di arrangiarsi e, con tecnologia e
innovazione, coltivare spazi piccoli e poveri d’acqua.
Il secondo padiglione che abbiamo visitato è stato quello della COOP , ambientato nel supermercato del futuro dove un robot chiamato YouMy confezionava la frutta e indicando un prodotto ti venivano fornite le notizie fondamentali (il prezzo, la provenienza e la data di scadenza).
Collegato al padiglione della coop c’era una stanza dove
abbiamo visto insetti in scatola, cavallette sottovuoto e vermi nelle
scatolette del tonno, mangiati da oltre duemila persone. C’era anche una serra
che può stare sull’acqua e, grazie a pannelli solari, riesce a trasformare
l’acqua salata in acqua dolce. Abbiamo
visto perfino una stampante 3D capace di creare pasta a forma di rosa.
Il terzo padiglione è stato quello dell’Inghilterra.
C’era un enorme
struttura a forma di alveare, prima siamo entrati in una sala dove filmati,
foto e oggetti spiegavano tutto sulla vita delle api e sul loro comportamento.
Appena entrati nell’alveare si sentivano i rumori delle api, perché era
collegato, tramite dei sensori, ad un alveare vero che si trovava in
Inghilterra!!! C’era anche un gioco in cui dovevi prendere una stecchetta di
legno, inserirla nel buco di un lungo tubo poggiare la bocca all’estremità e,
tenendo le orecchie chiuse si sentiva il ronzio delle api.
Il quarto padiglione, quello che mi è piaciuto di meno, è
stato quello della Bielorussia che era dedicato al sale. Non mi è piaciuto
perché da fuori sembrava molto bello, c’era una collina con una ruota che
ricordava quella di un mulino in cui scorrevano al posto dell’acqua delle
proiezioni, invece dentro era molto breve e non spiegava molto bene l’argomento.
Prima di andare al quinto padiglione abbiamo fatto una
piccola sosta allo stand della Perugina, famosissima marca di cioccolato
italiano.
Il quinto padiglione era quello della COREA DEL SUD, è stato bello
visitarlo perché era pieno di proiezioni, le cose che mi hanno colpito di più
di questo padiglione sono state: un ologramma di un bambino povero e una stanza
buia in cui c’erano dei fornelli, tipici coreani, che si illuminavano e si
spegnevano formando un ritmo di colori e suoni, è stata un’esperienza
bellissima
Quando la visita all’expo era terminata, siamo tornati alla
stazione il viaggio di ritorno è stato
più lungo di quanto ricordavo, siamo arrivati a Roma verso le undici e mezza,
ero stanchissima ma ne era valsa la pena, l‘expo è stata un’esperienza
bellissima che ricorderò per sempre!!
A cura di: Beatrice Panzironi 1B