martedì 15 marzo 2022

I nostri studenti incontrano EDITH BRUCK


Sofia Basile, III E

Con la nostra scuola abbiamo fatto un altro progetto, quello con il libro di Edith Bruck , “Il pane perduto”. Un libro che leggendolo ci ha appassionato molto perchè è tratto da una storia vera e ci siamo potuti immedesimare anche se è difficile, perché non immaginiamo nemmeno lontanamente quello che ha veramente vissuto questa signora. Il pane perduto racconta di questa bambina di nome : Edith Bruck di origine ebraica sopravvissuta alla Shoah, nei campi di concentramento di Auschwitz dove vide con i propri occhi la morte della madre , del padre , del fratello e di una sua vecchia amica che si uccise per la sofferenza e l’oppressione , lei lo fece come tante altre sue compagne di viaggio, però  in questa disperazione ritrovò la speranza grazie a sua sorella che si trovava ormai lì da un po’ di tempo. Da questo punto del libro, succederanno tante cose e tante avventure che porteranno alla libertà della protagonista e della sua compagna di viaggio il 15 aprile del 1945. Dopo averlo letto abbiamo sostenuto un incontro su una diretta Facebook e youtube  con Edith Bruck la scrittrice, nonché la protagonista del libro, non c’eravamo solo noi della scuola dell’IC di Frascati ma anche di altre scuole come il Cicerone, il Maffeo e il Buonarotti.  In base anche alle domande e alle osservazioni che abbiamo fatto, noi e le altre scuole , siamo stati   faccia a faccia con le nostre emozioni ,e quelle della stessa scrittrice che si è emozionata parlando dei momenti più difficili che sono accaduti nella sua vita, poi ci ha raccontato anche del suo incontro con il Papa e delle tante altre interviste che ha fatto,  e abbiamo visto finalmente a cosa serve la storia e quanto è emozionante vedere le testimonianze di chi come lei ci ha vissuto veramente in una situazione del genere. Grazie alle sue parole ci siamo potuti immaginare di quanto siamo fortunati che l’Italia , il Paese in cui viviamo , è un posto libero ,senza guerre e tante volte non capiamo quanto sia difficile vivere in quelle situazioni senza nessuno che ti possa aiutare. Come dice sempre la nostra insegnante di italiano , la professoressa Di Capua: “ La scrittura e la cultura hanno  grandi poteri e sta a noi capire come utilizzarli”. 

Matilde De Santis, III E

Martedì 8 Febbraio la classe 3E della nostra scuola media ha avuto l'opportunità di partecipare alla diretta youtube e facebook con la sopravvissuta alla seconda guerra mondiale Edith Bruck. Dopo la lettura svolta in classe di alcuni pezzi del suo ultimo libro “Iil pane perduto”, che racconta della sua traumatica e devastante esperienza in prima persona dei campi di sterminio nell’epoca nazista, i ragazzi hanno pututo assistere ai suoi toccanti racconti. Erano presenti anche classi di scuole superiori del territorio, e ognuna di esse (compresa la nostra terza) ha posto una domanda alla ormai anziana signora.L’incontro è risultato molto interessante e avvolgente, facendo pensare ogni presente. La cosa che mi ha colpito di più, personalmente, è stata l’essere in contatto diretto con una persona che ha vissuto sulla propria pelle ciò che noi studiamo sui libri di storia.


Daniele Di Vincenzo, III E


Edith Bruck è una dei pochi sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ha scritto il libro “Il Pane perduto”, che racconta la sua storia durante la permanenza nel campo di concentramento.

Viene deportata insieme ai genitori e alla sua cara sorella Judit.

Racconta di aver provato grandi dolori e sofferenze, ha persino visto l’amica suicidarsi sul filo spinato del campo.

La liberazione fu una gioia incredibile, dopo aver perso le speranze ritrovò la felicità.

Dopo aver letto il libro, abbiamo avuto la gioia di poterla incontrare per chiederle delle domande, per me è stato un vero onore incontrarla.

Penso che quello che hanno fatto i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale sia davvero qualcosa di terrificante, talmente terribile che non si riesce a raccontarlo, che non si può dimenticare.

Tutte quelle vite e famiglie sterminate che hanno provato quella sofferenza non può essere umano, è qualcosa che si fa fatica solo a pensare, credo che ricordare quelle milioni di vite dimenticate in quel modo sia davvero importante, per non lasciare un vuoto in tutte quelle famiglie, ma provare a ricordare ognuna di loro.


 

Nessun commento:

Posta un commento