mercoledì 15 febbraio 2017

Progetto AmbienTool, Giornalisti nell'Erba

Calcoli errati: il suolo non assorbe abbastanza CO2


Brutte notizie, i calcoli ottimistici sull’assorbimento della CO2 da parte del terreno, sono errati. Il suolo, che dovrebbe aiutare l’atmosfera, non fa quel che pensavano gli scienziati, non nella misura sperata.
Le previsioni sull’assorbimento della CO2, anche quelle convalidate dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu e che sono alla base di alcuni accordi come quello sul clima raggiunto alla COP21 di Parigi, sovrastimavano del 40% la capacità della terra di assorbire e stoccare la CO2.
A scoprirlo è un nuovo studio dell’Università di Irvine, in California, pubblicato sulla prestigiosa rivista Science.
I ricercatori hanno usato un metodo di datazione radiometrica per stimare l’età del carbonio presente in vari campioni di suolo sparsi su tutto il pianeta (157). Il risultato è che la media dell’età del carbonio presente nel suolo è 6 volte superiore al previsto. Questo significa che il suolo assorbe la CO2 molto più lentamente di quanto precedentemente stimato, e ci vorranno centinaia se non migliaia di anni per eliminarla del tutto. Non possiamo quindi contare troppo sul suolo per contenere il riscaldamento globale.
Ma come funziona il processo di assorbimento del carbonio da parte del terreno? E qual è il ciclo del carbonio nel nostro pianeta?
Le piante, tramite la fotosintesi, usano l’anidride carbonica dell’atmosfera, l’acqua del terreno e la luce solare per produrre nutrienti essenziali per la loro crescita. Il carbonio che viene assorbito dall’aria diventa parte delle piante. Gli animali che si nutrono di piante fanno avanzare i composti di carbonio lungo la catena alimentare. Ma la maggior parte del carbonio che gli animali consumano viene convertito poi in anidride carbonica tramite la respirazione e viene rilasciato nell’atmosfera. Gli organismi morti, piante o animali, vengono mangiati dai decompositori presenti nel terreno (batteri e funghi) e il carbonio immagazzinato nei loro corpi ritorna nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica. In alcuni casi, le piante e gli animali morti vengono sepolti e, nel corso di milioni di anni, si trasformano in combustibili fossili, come ad esempio il carbone e il petrolio. Gli esseri umani bruciano tali combustibili per generare energia e ciò fa sì che la maggior parte del carbonio venga rilasciato nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica.
La terra, quindi, è un grande serbatoio di anidride carbonica. Se si riuscisse a fermare la deforestazione si farebbe un grande favore anche al clima. L’IPCC aveva calcolato che se fossero ripristinate tutte le foreste eliminate negli ultimi secoli, l’anidride carbonica nell’atmosfera sarebbe passata dalle attuali più di 400 ppm (parti per miliardo) a più equilibrate 360 ppm.
La ricerca dell’Università della California però dice che queste stime sono troppo ottimistiche.  La capacità delle foreste e delle coltivazioni di “pulire” l’aria dal principale gas serra, immagazzinandolo nel terreno, secondo lo studio della Irvine non è sufficiente. Questo rende ancora più urgente l’abbandono delle fonti fossili a favore delle rinnovabili. Cosa stiamo aspettando?
 Andrea Riccardi, Pier Francesco D’Alessandro, Lorenzo Trinca (III E)

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