domenica 12 febbraio 2017

Progetto AmbienTool, Giornalisti nell'Erba

Polizze, si, ma anticlima



E’ il momento delle polizze. Non quelle di cui si parla a proposito del sindaco di Roma. Piuttosto quelle che mettono al riparo dai rischi climatici.
L’Italia, in questi ultimi anni, sta affrontando forti aumenti di ondate di calore, diminuzioni di piogge e di portata di fiumi, che hanno incrementato il rischio di siccità, che porta il calo dei rendimenti dei raccolti, la perdita della biodiversità e l’aumento del rischio d’incendi boschivi. Tutto ciò sta conducendo l’Italia verso il rischio di una crisi economica portentosa. Inoltre le rare piogge violente e improvvise e le forti escursioni termiche, hanno aumentato il rischio di calamità naturali che portano a distruzioni e perdite.
I danni causati degli impatti dei cambiamenti climatici nelle zone italiane stimati dalla European Environment Agency si aggirano sui 60 miliardi tra il 1980 e il 2013 (qui un articolo sui danni nei vari paesi).  Oggi certamente saranno di più. Certo è che l’economia italiana si basa principalmente sul turismo ambientale, gastronomico e storico-culturale e che qualunque danno dovuto a catastrofi e calamità naturali risulta a carico dello Stato e spesso dell’offerta volontaria del privato cittadino.
Ma veramente non si possono fare azioni per prevenire e tutelare la produzione, le strutture e i cittadini?
Le preoccupazioni legate al riscaldamento globale sono fortemente radicate nell’opinione pubblica di tutto il mondo, dice una ricerca recente di Axa–Ipsos: solamente il 10% degli intervistati ritiene che i cambiamenti climatici non siano una minaccia per la salute,  Il 30% dice che hanno già avuto un impatto sul loro benessere, un altro 34% pensa che ne sarà colptio a breve, 1 su 5 crede che abbiano già colpito la sua salute.
In questo quadro, le assicurazioni hanno iniziato a valutare pacchetti assicurativi. Ci si potrà fidare?
Per molti anni l’introduzione di uno schema assicurativo è stato considerato dalla politica italiana come una nuova tassa, alimentando così l’illusione che oggi esista una copertura “senza costi” in realtà, il costo degli interventi pesa sulle tasse generali.
Quale potrebbe essere la soluzione?
Una partnership tra compagnie assicurative e lo Stato che potrebbe portare ad un’assicurazione per tutti a costi minori, all’attuare misure di prevenzione a seconda delle esigenze specifiche ad un costo ragionevole   e incentivare un cambiamento comportamentale positivo attraverso l’offerta di prodotti assicurativi che incoraggino comportamenti più ecocompatibili
In Italia non esiste una legge nazionale sulle catastrofi, non esiste un protocollo delle emergenze, è un paese che lavora nell’emergenza, che si stringe nell’aiuto, ma quanto ancora potremo resistere?
“L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui non esiste una partnership tra le compagnie assicurative e lo Stato” sostiene Frèdéric de Courtois del gruppo assicurativo AXA, partner ufficiale di COP21, il quale attraverso la AXA research Fund, iniziativa filantropica del gruppo, incoraggia la ricerca per diffondere la comprensione e prevenzione dei rischi ambientali, sociali ed economici. AXA ha fatto uno studio sulle sfide dei cambiamenti climatici in Italia. Per la compagnia, sarebbe logico che lo Stato riduca l’imposta sul premio assicurativo sugli immobili e incentivi la stipula, anche permettendone la deduzione dalle tasse, così da consentire una maggiore diffuzione della prevenzione.

Nel resto dei paesi europei questo processo è già avviato: in Svizzera ad esempio l’Ufficio federale dell’agricoltura UFAG ha avviato un progetto pilota di adattamento ai cambiamenti climatici che prevede una Assicurazione per la praticoltura, attività primaria del paese.

Giulia Apicella, Giovanna D’Ugo, Riccardo Vitali, Francesca Pierucci, Lorenzo Salvatori ( III C)

Nessun commento:

Posta un commento