martedì 8 novembre 2016

Piccoli frammenti autobiografici…classi IIE, IIH



Il calore della famiglia
Mi ricordo che quando avevo quattro anni stavo in Colombia. Il giorno del primo incontro con i miei genitori, una ragazza mi aveva fatto le treccine e mi aveva fatto indossare i jeans e una maglietta gialla con un leoncino stampato davanti. Quando mi sono trovata davanti ai miei futuri genitori, mi sono nascosta dietro le gambe di un signore nostro accompagnatore, e piano piano facevo capolino per cercare di vedere quei due volti per me sconosciuti .
Nei loro visi ho visto subito tanta emozione, quella di due genitori molto affettuosi. Io, che prima ero molto timida, mi sono fatta coraggio e sono diventata più sicura, per cui ho fatto un mini passetto tenendo molto stretta la mano di mia sorella. Loro, piangendo dall'emozione, ci sono venuti incontro e ci hanno abbracciate. Quell'abbraccio per me resterà indimenticabile perché ho sentito di nuovo il calore della famiglia, infatti io so che i miei genitori naturali, nonostante mi avessero lasciata nell'istituto, mi hanno voluto bene.
Valentina Rocchi Pellicciari (II E)

Il mio fantastico orto
Uno dei miei ricordi più cari risale a quando avevo circa cinque anni ed io insieme a mio nonno e al mio fratellino coltivavo l’orto nel terreno della mia casa.
Era un orto molto grande dove c’erano quasi tutti i tipi di ortaggi e non potevano mai mancare i peperoncini, erano la passione di mio nonno, ce ne stavano di tutti i tipi. Questo era un orto speciale e anche se non c’era tutto, per me era fantastico.
Mi ricordo che ogni giorno mio nonno veniva verso le quattro e mezza e se ne andava alle sette; mi sporcavo tutta poiché mio nonno mi faceva annaffiare e io mettevo troppa acqua e alla fine si era creato un fosso dove cadevo ogni volta.
Poi quando eravamo stanchi ci mettevamo seduti intorno a un piccolo tavolino fatto di legno su cui  appoggiavamo tutte le bottiglie d’acqua.
Questo orto era proprio speciale perché l’avevamo fatto noi, ed ogni volta portavamo anche un mazzo di insalata a mia nonna.


Poi, dopo qualche tempo, mio nonno ebbe una malattia e quindi nessuno poté continuare a coltivarlo, così piano piano l’orto si seccò, anche se noi cercavamo di prendercene cura  solamente la mano di mio nonno avrebbe potuto far rifiorire tutto.
Dopo qualche tempo mio nonno morì, e tutto si seccò, però ho sempre nella mia mente l’orto bellissimo che facevamo tutti e tre insieme….anche se ora non c’è più.
Giulia Laganà II H

I miei nonni
Io tutti gli anni, in occasione della festa dei nonni, andavo a mangiare con i miei. Stavamo insieme felicemente, eravamo superlegati, ma da quando si sono "licenziati" non riesco più ad uscire di casa perché mi sento smarrito, penso che una parte di me sia andata con loro. Quando faccio le cose giuste so che mi guardano e sono felici. In quel giorno fantastico andavo nella loro vigna, mi coccolavano come se fossi un chicco d'uva dorato e sapevano che, se veniva curato, ne sarebbe uscito un buon succo. Mi ricordo di quel giorno perché mi sentivo amato e, più degli altri giorni, nipote.
Lorenzo Zitelli (2E)

Ricordi
Quando ero piccolina adoravo andare a casa dai nonni. Quella casetta aveva sempre un buonissimo odore di crostata, nonna la faceva ogni settimana e me ne lasciava sempre un pezzo da portare a casa. Lì ho vissuto la maggior parte dei miei ricordi infantili, come quando nonno faceva entrare i gattini in casa, anche se nonna non voleva, e per non farla arrabbiare ci nascondevamo nell’armadio per giocare con i cuccioli! Oppure quando d’estate io e nonna sbucciavamo i pisellini e a me dava sempre i più teneri o quella volta in cui nonno al risveglio ci ha fatto trovare un castello gonfiabile in giardino e io mi sono sentita una principessa. Mi ricordo bene il compleanno di nonna: poco prima di spegnare le candeline mi mise della panna sul naso, mi disse che non le avrebbe spente finché io non l’avessi mangiata e io, per non farla aspettare, lo feci in meno di 5 secondi! Tra questi ricordi ce ne è uno più importante di tutti, il giorno del trasloco. Questo ricordo porta sempre un po’ di malinconia e tristezza con sé: in casa erano rimasti pochi mobili, tra i quali il letto di nonna su cui lei stava riposando. Io andai in salotto e mi misi a ballare come una ballerina di danza classica, facevo piano piano perché i miei passi rimbombavano e non volevo svegliare nonna…
Forse non ero consapevole di dover abbandonare per sempre un pezzo del mio cuore…

Aurora D'Ascenzi II H

Natale in famiglia

Durante la mia infanzia il giorno di Natale era veramente speciale perchè mio padre e tutta la mia famiglia erano presenti e anche mio nonno, che ora non sta più com me, però mi manca tantissimo. L’ultima frase che gli ho detto è stata: “Ti amo, ci vediamo quando tornerò!”,  poi sono andata ad abitare in Italia.
Il Natale era speciale perché passavo più tempo con la mia famiglia e con mio padre, che si chiama Paulo. Io non lo vedo sempre perché lavora tantissimo, e da quando sto in Italia mi manca tanto!
Io ora vorrei tornare per rivivere quel momento speciale, però non sarebbe più come prima perché mio nonno no c’è più, ma si trova nel nostro cuore!
Adesso sento molta nostalgia e vorrei rivivere la mia infanzia, perchè era tutto più semplice, felice e tranquillo. In un giorno di Natale ho vissuto anche una grande delusione: il regalo di Babbo Natale non era quello che io speravo, perchè non avevo ricevuto il vestito da principessa che desideravo! Dopo aver sentito un rumore, sono andata a vedere e ho scoperto che mio padre era Babbo Natale! Alla fine di questa storia, ho chiesto a mio padre:” Dov’è Il mio vestito?”
   Milena Alves de Souza Oliveira (II E)

Un ricordo della mia infanzia

Ricordo che durante la mia infanzia, ad un certo punto, avevo trovato difficoltà nel parlare cioè balbettavo, ma il motivo ancora oggi non è molto chiaro. Forse poteva essere dovuto a un forte dispiacere, ad esempio la malattia improvvisa di mio nonno con cui giocavo molto e in seguito la sua morte o quando mia mamma mi lasciava alla scuola materna e io mi disperavo sempre, ma del resto doveva andare al lavoro. A causa di questo problema io ero molto chiusa e evitavo di parlare perché mi vergognavo. Però sentivo tanto affetto e amore intorno a me da parte dei miei genitori che mi consolavano e mi incoraggiavano. Ricordo anche che quando stavo insieme ai miei cugini e parlavo, loro mi guardavano un po’ strano e io in quei momenti mi sentivo  diversa. Io, ricordando tutto questo, provo molta tristezza perché comunque non riuscivo a parlare bene, ma nello stesso momento rivivo anche l'affetto di tutta la mia famiglia che mi ha sempre sostenuta.
Cerroni Martina (II H)

Sogno, realtà o fantasia?
Un incontro sovrannaturale
Tanto tempo fa quando avevo solo 6 anni nel campeggio dei miei nonni ebbi un incontro sovrannaturale con un fantasma.
La mattina di quel giorno iniziò normalmente, feci colazione e andai a farmi il bagno con i miei amici.
Nel campeggio c’era una pizzeria abbandonata con accanto una casetta inquietante.
Quella sera mentre giocavo a nascondino con i miei amici, buttai l’occhio sulla casetta e notai che la porta si apriva e si chiudeva da sola e scappai via.
La sera dopo vidi la porta chiusa ma sentii dei rumori molto strani provenire dalla stessa e mi accorsi che dalla finestrella usciva del fumo, mi nascosi per vedere meglio ma quando mi avvicinai alla casetta il fumo smise di uscire dalla finestrella ed io mi sentii tirare la maglia, ma dietro di me non c’era nessuno.
La mattina dopo ero stanchissimo,non avevo dormito per niente per la paura che avevo avuto. La sera mi avvicinai di nuovo alla casa e vidi un uomo molto alto ,con un vestito molto elegante, avevo molte paura e mi nascosi dietro un cespuglio per osservarlo, ma un mio amico mi vide e mi chiamò, mi girai per dirgli di non urlare e quando mi voltai di nuovo, dell’uomo nessuna traccia.
Il cuore mi batteva fortissimo ma ero troppo curioso, mi avvicinai alla casetta e appena aprii la porta, una fumata bianca si scagliò contro di me e mi fece cadere a terra….da allora non mi avvicinai più a quella casa, ogni volta che la guardo mi sento osservato.

Flavio Vari II H

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