lunedì 26 settembre 2016

Un brutto risveglio

Un brutto risveglio

Il 24 agosto 2016 abbiamo conosciuto la sensazione di non avere più niente, di essere affidati completamente al destino e di non poter fare niente perché contro la natura non si può nulla.
Durante la notte, alle 3,36, la vita di molte persone è cambiata, in pochi secondi sono state spazzate via case dove giocavamo, oppure zone in cui ci riunivamo per stare insieme gli ultimi giorni della vacanza, i famosi posti segreti, tutto spazzato via dalla forza della natura, inarrestabile, distruttiva e anche incosciente di quello che distrugge, a parer mio.
Quando la scossa è iniziata, mia sorella Zoe si è svegliata per prima, appena il pavimento ha iniziato a tremare lei era già davanti alla porta d’entrata incapace di parlare e di capire cosa stava succedendo.
Io non mi sono svegliata, dormivo profondamente, mentre il terreno tremava io sognavo cosa avrei fatto il giorno seguente, ma tutto si è fermato nell’istante in cui ho sentito mia madre e mia sorella urlare disperate i nostri nomi, ero talmente terrorizzata che sono rimasta sul letto a pensare  cosa stesse accadendo, ho pensato che erano i ladri che rompevano tutto, si sentivano i vetri che cadevano, i muri che si crepavano, poi ho realizzato che era il terremoto, quando sono uscita di casa e sono scoppiata in un pianto infinito.
In un certo senso il terremoto è come un ladro, in un’ora o meno riesce a portarti via tutto quello che hai sempre avuto.
Appena usciti da casa eravamo tutti molto confusi, terrorizzati e non pensavamo agli oggetti materiali che erano rimasti tra le macerie, non pensavamo a nulla solamente al terrore che il terremoto ci aveva lasciato.
Per stare lontani dalle case ci hanno portato in un prato dove eravamo al sicuro dalle scosse che continuavano a susseguirsi. Eravamo in tanti su quel prato, ci siamo uniti con molte persone che conoscevamo, ma non avevamo notizie dei nostri amici.
Faceva molto freddo ma noi non abbiamo pensato a prendere i vestiti quindi siamo usciti con quello che avevamo addosso per dormire, io ero con un pigiama molto corto ed ero scalza, camminare sulle macerie senza le scarpe fa la differenza.
Alcuni nostri amici ci hanno dato delle coperte e ci hanno offerto un posto al caldo nelle loro macchine ma avevamo così tanta paura che abbiamo preso le coperte e ci siamo seduti per terra, provavamo a prendere sonno, ma la paura era troppa e ci rendeva incapaci di fare anche le cose più semplici.
Quando è arrivata l’alba, verso le sei, abbiamo visto un paesaggio tragico, case crollate, le crepe sulle pareti, i muri gonfi oppure staccati completamente tra di loro.
Poi ci sono arrivate purtroppo le notizie delle morti dei genitori di due nostri amici, e di un amico che solo poche ore prima avevamo visto in paese. Le ore successive sono state terribili, eravamo sotto shock e proprio per questo motivo, appena possibile siamo partiti per tornare a casa.
Ringrazio i Vigili del Fuoco, dei veri eroi, che entrano nelle case per recuperare i beni delle persone, rischiando la loro vita. Ci hanno restituito tutte le nostre cose, è stato bello riaverle.
Nessuno si merita di vivere queste situazioni, troppo dolore, disperazione, distruzione. Guardando le persone che non hanno più niente, hanno perso casa, lavoro, parenti, la loro voglia di farcela, spero che mi serva come lezione di vita per imparare a non mollare mai e ad andare sempre avanti.
Amatrice risorgerà e con lei le anime delle vittime e noi con loro.

                                                                                                   Priscilla Zibellini, IIC

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