giovedì 29 ottobre 2015

29 ottobre 2015: Premio Seccareccia, visita a Galluccio

ANTONIO  SECCARECCIA - GALLUCCIO

Il giorno 29 ottobre circa 50 ragazzi della scuola secondaria di I grado di Via Massimo D’Azeglio sono partiti per Galluccio, il paese natio di Antonio Seccareccia, famoso poeta vissuto a Frascati.
Ogni anno la figlia del poeta, Rita Seccareccia, organizza un Concorso sulla poesia per le scuole di Frascati e di Galluccio e ogni anno un gruppo di ragazzi di frascati si reca a Galluccio in occasione del premio del Concorso e a loro volta i ragazzi di Galluccio vengono a Frascati. Insomma oltre ad essere un concorso è una sorta di gemellaggio tra scuole.


La visita a Galluccio è molto amata da noi ragazzi perchè oltre ad assistere alla premiazione, durante la mattinata abbiamo l’opportunità di visitare uno dei luoghi più importanti della storia italiana a pochi km. da Galluccio, il paese di San Pietro e di Montelungo con i rispettivi Musei. La cosa che colpisce particolarmente noi ragazzi però è il Sacrario militare di Montelungo. Esso  si trova lungo la via casilina a circa 2 km dall’abitato di Mignano,sulle pendici orientali del Montelungo, dove vi sono raccolte le spoglie di 973 caduti della guerra di liberazione, la cosa impressionante sono le date di nascita e di morte sulle tombe. Vi sono  ragazzi  di 18, 17 e anche 16 anni che hanno combattuto e sono morti per un’Italia libera, quella in cui oggi viviamo, ogni volta sentiamo il bisogno di esprimere immensa gratitudine a questi ragazzi!




La storia ci racconta, appunto, che per la prima volta nella II Guerra Mondiale,i soldati italiani si battevano a fianco dei soldati alleati con impeto e saldezza  ottenendone la stima. Tra l’8 e il 16 dicembre 1943, infatti,  i luoghi di Montelungo sono stati teatro dei combattimenti che, dopo i fatti dell’8 settembre 1943, videro impegnate unità militari italiane organiche nella guerra di liberazione a fianco degli alleati, segnando così l’inizio del contributo alla guerra di liberazione considerata un Secondo Risorgimento per aver sancito il passaggio dall’Italia fascista a quella democratica.
A Montelungo abbiamo visitato anche:
  •  Il museo storico,raccoglie una significativa documentazione fotografica e stralci di orme che illustrano la partecipazione dei soldati italiani alla guerra di liberazione;
  • Il parco artiglieria,che comprende un ampio parcheggio a disposizione dei visitatori e una zona verde nella quale sono esposti alcuni esemplari di carri armati utilizzati nella battaglia di Montelungo.




A San Pietro invece abbiamo potuto vedere Il museo della memoria, l’ unico simbolo in italia e in Europa del martirio bellico è prova tangibile dell’orrore della guerra per le generazioni future.
San pietro divenne una roccaforte tedesca e fu coinvolto nella più distruttiva  fra le operazioni belliche che si ricordano durante il secondo conflitto mondiale per essere alla fine conquistate dalle truppe alleate.
Il cumulo di macerie in cui fu ridotto il paese non è stato mai rimosso e i suoi ruderi sono divenuti “monumento nazionale” per la memoria storica con un decreto legislativo del 18 marzo 2008.

A cura di Rebecca Gabrieli  e Marta Siri 3 E

martedì 27 ottobre 2015

27 ottobre 2015 :Anche noi abbiamo partecipato a "Libriamoci, libera la lettura nelle scuole"

Martedì ventisette Ottobre eravamo tutti in classe ad aspettare l’arrivo della professoressa di lettere, al suo arrivo ci ha comunicato  che avremmo avuto la possibilità di incontrare una scrittrice, di nome Matilde Ventura.
Ci siamo recati nella sala polivalente insieme ad altre classi.  Lei era lì , minuta, ci guardava con i suoi occhi allegri e attenti, nella stanza è calato il silenzio.
Matilde ha iniziato a parlare delle sue esperienze e dei suoi ricordi. Ci  ha raccontato del suo rapporto con la scrittura,  ci ha spiegato che  da piccola aveva un grosso quaderno, in cui riportava le sue esperienze, le sue emozioni in versi. Crescendo aveva perso questa abitudine e abbandonato il quaderno in un cassetto. Dopo molti anni le è capitato per caso di leggere su un giornale un annuncio di un concorso di poesie, la scadenza fissata per quel giorno stesso. Così in pochi istanti decise di tirar fuori il suo quaderno selezionare venti poesie ed inviarle. La vita è imprevedibile infatti vinse il primo premio e pubblicarono il libro. Ma la vita nella sua imprevedibilità può essere altrettanto triste, infatti le è capitato un bruttissimo incidente per il quale ha rischiato la vita ed è stata costretta a permanere in ospedale molti mesi. Matilde ha, poi, trasformato questa disgrazia in opportunità e ha scritto un libro “La danza delle padelle” pubblicato anch’esso.
La sua passione per la scrittura la porta ad incontrare giovani ragazzi ai quali racconta la sua vita, legge le sue poesie e descrive alcuni fatti storici, ad esempio il bombardamento di Frascati sul quale ha scritto un bellissimo libro.  Durante il nostro incontro Matilde ci ha chiesto di scrivere dei versi su ciò che volevamo dopo aver chiuso gli occhi e aver immaginato alcune situazioni. Ad esempio ai ragazzi che le hanno detto di voler scrivere sul bombardamento di Frascati ha dato un solo suggerimento: “ Non scrivere la storia del bombardamento, ma immagina di viverlo e descrivi le tue emozioni”
Così come per magia siamo diventati dei veri poeti!   Grazie Matilde!!!

SCARPE
Stavo allegramente passeggiando,
mi risvegliai ansimando,
il mio corpo puzzava,
la mia gamba tremava,
non vidi l’altra gamba,
mi rimase solo una scarpa,
la strada di medici brulicava,
ma la gamba mi mancava,
vidi corpi su corpi ,
macerie su macerie,
ma dopo l’esplosione,
le scarpe delle vittime riempivano la strada.

Ci Parla del suo libro: Danza delle padelle












Articolo a cura di Enrico Amitrano 2 E; le immagini e le didascalie a cura di GAIA TORRISI e ANGELICA CONCHIGLIA  3E


martedì 13 ottobre 2015

13 ottobre 2015: visita all'Expo di Milano

Il 13 ottobre io e alcuni miei compagni siamo andati all’EXPO, la manifestazione universale che quest’anno ha il tema del cibo. La fiera ha avuto luogo a Milano, città capoluogo della Lombardia.
 Io non avevo mai visitato Milano, che in quei giorni, proprio per l’Expo era piena di persone. Il viaggio è stato molto lungo, quattro ore, dalla stazione Tiburtina,( Roma) a Milano. Durante il viaggio dal finestrino ho potuto vedere la Pianura Padana, era bella, ma così diversa per noi che siamo abituati ai colli di Frascati. Sulla pianura verdeggiante si estendeva una fitta nebbia che ci permetteva di guardare ben poco di quel paesaggio. Arrivati a Milano, dopo aver passato tutti i controlli di sicurezza, siamo entrati all’Expo, era bellissimo nonostante la pioggia che ci ha accompagnato per tutta la visita; la mostra si estendeva per chilometri ma noi ne abbiamo visitata solo una minima parte. Una guida ci ha spiegato brevemente la storia:
 Il primo expo fu inaugurato a Londra nel 1851, voluto dalla regina Vittoria e dal principe Alberto. Dopo il grande successo della prima manifestazione si decise di presentarla ogni cinque anni. Da allora sono in tutto trentaquattro le esposizioni universali riconosciute dal B.I.E, l'organismo internazionale che sovrintende all’Expo. Fra queste non è riconosciuta quella di Roma del 1942 annullata a causa della Seconda guerra mondiale; le prime 22 Esposizioni, che si sono svolte fino al 1933, sono definite 'storiche'.
Per l’expo sono stati utilizzati solo materiali ecologici, i padiglioni sono privi di fondamenta e alla fine della manifestazione saranno smontati e riutilizzati come strutture pubbliche;  il padiglione della coca cola, per esempio, diventerà un campo da palla a volo.

La guida ci ha portati al padiglione ISRAELE; appena siamo entrati una proiezione di un’attrice israeliana, Moran Atias, ci ha spiegato la storia di Israele, una terra non coltivabile perché arida e salata, ma grazie all’invenzione del sistema di irrigazione “goccia a goccia”, usato tutt’oggi nel mondo, si sono potuti annaffiare ettari e ettari di terra senza sprecare acqua.
Il padiglione Israele è  uno dei miei preferiti; però mi è dispiaciuto tanto non vedere l’orto verticale, lungo 70 metri e alto 12; che, secondo molte persone, racchiude il messaggio del padiglione, la capacità di arrangiarsi e, con tecnologia e innovazione, coltivare spazi piccoli e poveri d’acqua.


 Il secondo padiglione che abbiamo visitato è stato quello della COOP , ambientato nel supermercato del futuro dove un robot chiamato YouMy confezionava la frutta e indicando un prodotto ti venivano fornite le notizie fondamentali (il prezzo, la provenienza e la data di scadenza).


 Collegato al padiglione della coop c’era una stanza dove abbiamo visto insetti in scatola, cavallette sottovuoto e vermi nelle scatolette del tonno, mangiati da oltre duemila persone. C’era anche una serra che può stare sull’acqua e, grazie a pannelli solari, riesce a trasformare l’acqua salata in acqua dolce.  Abbiamo visto perfino una stampante 3D capace di creare pasta a forma di rosa.



Il terzo padiglione è stato quello dellInghilterra.
 C’era un enorme struttura a forma di alveare, prima siamo entrati in una sala dove filmati, foto e oggetti spiegavano tutto sulla vita delle api e sul loro comportamento. Appena entrati nell’alveare si sentivano i rumori delle api, perché era collegato, tramite dei sensori, ad un alveare vero che si trovava in Inghilterra!!! C’era anche un gioco in cui dovevi prendere una stecchetta di legno, inserirla nel buco di un lungo tubo poggiare la bocca all’estremità e, tenendo le orecchie chiuse si sentiva il ronzio delle api.


Il quarto padiglione, quello che mi è piaciuto di meno, è stato quello della Bielorussia che era dedicato al sale. Non mi è piaciuto perché da fuori sembrava molto bello, c’era una collina con una ruota che ricordava quella di un mulino in cui scorrevano al posto dell’acqua delle proiezioni, invece dentro era molto breve e non spiegava molto bene  l’argomento.


Prima di andare al quinto padiglione abbiamo fatto una piccola sosta allo stand della Perugina, famosissima marca di cioccolato italiano.  

Il quinto padiglione era quello della COREA DEL SUD, è stato bello visitarlo perché era pieno di proiezioni, le cose che mi hanno colpito di più di questo padiglione sono state: un ologramma di un bambino povero e una stanza buia in cui c’erano dei fornelli, tipici coreani, che si illuminavano e si spegnevano formando un ritmo di colori e suoni, è stata un’esperienza bellissima



Quando la visita all’expo era terminata, siamo tornati alla stazione il viaggio di ritorno  è stato più lungo di quanto ricordavo, siamo arrivati a Roma verso le undici e mezza, ero stanchissima ma ne era valsa la pena, l‘expo è stata un’esperienza bellissima che ricorderò per sempre!!

A cura di: Beatrice Panzironi 1B